In Italia docenti guadagnano meno dell’80% di ciò che guadagnano altri lavoratori con istruzione terziaria. I dati

Differenza salari e progressione di carriera

Secondo il rapporto, in Europa il più piccolo aumento percentuale tra lo stipendio iniziale e massimo lo troviamo in Lituania (inferiore al 3%), seguita dalla Danimarca (16%). Gli aumenti percentuali più alti sono in Romania (143%), Paesi Bassi (104%), Portogallo (99%), Grecia (95%), Austria (94%), Ungheria (90%), Irlanda (89%) e Slovenia (80%).

Nel complesso, più lunga è la carriera di un insegnante, maggiore è la differenza percentuale tra lo stipendio iniziale e lo stipendio massimo.

Ulteriori compensi

Nella maggior parte dei paesi, gli insegnanti percepiscono ulteriori compensi per responsabilità e lavoro straordinario, prestazioni eccezionali e insegnamento in circostanze difficili.

Differenze tra i gradi di scuola

Nella maggior parte degli Stati membri, gli insegnanti della scuola primaria (e soprattutto infanzia) guadagnano meno dei docenti delle secondarie.

Insegnanti guadagnano meno degli altri lavoratori con istruzione terziaria

Secondo il rapporto, gli insegnanti spesso guadagnano molto meno la media per i lavoratori con istruzione terziaria. In particolare tra i paesi dell’UE, Repubblica Ceca, Slovacchia, Italia e Ungheria, a tutti i livelli di istruzione guadagnano meno dell’80% di ciò che guadagnano altri lavoratori con istruzione terziaria. Solo a Lussemburgo, Portogallo e Grecia mostrano livelli di stipendio superiori agli altri lavori con istruzione terziaria.

Salari e rendimento studenti

Secondo quanto riferisce il rapporto, esiste una relazione tra i salari e l’apprendimento degli alunni. Infatti Gli stipendi più alti sono associati a impatti positivi sul reclutamento e l’idea di insegnanti meglio qualificati. I livelli degli stipendi degli insegnanti sono correlati positivamente alle performance degli studenti

Tuttavia, gli aumenti modesti degli stipendi degli insegnanti nelle scuole svantaggiate non sembrano essere sufficienti da soli per avere un impatto significativo sull’inclusione.

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Fonte Orizzonte Scuola

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