Il Sud tra Invalsi e maturità. Lettera

Le prove Invalsi valutano il grado dell’Istruzione scolastica per verificare che, nonostante le autonomie, tutti gli studenti e le studentesse raggiungano alcuni obiettivi considerati imprescindibili. Nella scuola secondaria superiore le prove Invalsi si sostengono alla fine del secondo anno e alla fine del quinto. I dati relativi agli Esami di Stato quindi, possono essere confrontati solo con i risultati delle prove Invalsi dell’ultimo anno (Grado 13).

Cosa dice il rapporto dell’Invalsi 2019?
L’Invalsi ha stabilito che il livello 3 è quello a cui si associa un adeguato raggiungimento degli obiettivi delle Indicazioni Nazionali; la quota di studenti e studentesse che non arriva a tale livello è in Italiano del 22% nel Nord Ovest, del 23% nel Nord Est, del 34% nel Centro, del 46% nel Sud; in Matematica le percentuali salgono, rispettivamente, al 27%, al 26%, al 43%, al 55%.

Cosa dicono i dati relativi agli Esami di Stato? O meglio, su quali dati si è concentrato il MIUR?
I dati a cui la stampa e il ministero si sono interessati sono quelli riguardanti la quantità (in percentuale) di alunni e alunne che ha raggiunto il 100 e lode: la media italiana è del 1,6% ma ci sono alcune regioni che hanno una media più alta rispetto a quella Italiana– Puglia 3,4%, Calabria 2,6%, Umbria 2,4%, Campania 2%.

Nessuno ha eccepito nulla sulla quantità di 100 e lode dell’Umbria, d’altronde nel centro Italia le prove invalsi non sono andate così male.
Non è stato riservato lo stesso trattamento per le regioni del sud Italia: l’eccellenza nell’Esame di Stato è in forte contrasto con gli scarsi risultati ottenuti dalle stesse regioni durante le prove Invalsi. Così si conclude, in modo più o meno diretto, che l’istruzione al Sud è pessima, che gli studenti non sono pronti per l’università e che i docenti non hanno voglia di lavorare.

Vorrei dare una lettura alternativa a questi dati, attraverso alcune semplici considerazioni:
I dati Invalsi dicono un’altra cosa molto interessante sulle scuole del Sud Italia: una parte molto maggiore della differenza nei risultati si deve alla differenza tra le scuole. Vi sono quindi, alcune tipologie di scuole che raccolgono un’utenza più complicata (socialmente) da gestire.

Il “Sud” è una terra povera in cui troppo spesso lo Stato (in termini di Welfare) è assente. Quando lo stato è assente, citando le parole di Borsellino, qualcuno vi si sostituisce e questo genera una cittadinanza con meno fiducia e rispetto verso le istituzioni in senso lato e quindi verso la scuola. Pertanto le scuole del Sud devono fare i conti con strutture inadeguate e con un’utenza non sempre scolarizzata. Se quando si entra in classe il primo problema è farsi rispettare, e far capire agli studenti e alle studentesse che le regole stabiliscono diritti oltre che doveri, è molto probabile che il “programma” ne risenta.

La scuola secondaria superiore, almeno secondo me, non dovrebbe essere legata agli esiti e ai voti. In classe non facciamo altro che ripetere agli studenti e alle studentesse che non è importante il voto ma ciò che si apprende e il percorso che si fa. Se l’unico dato a cui i giornali si interessano è il voto, e neanche alla scala di tutti i voti, ma solo al più alto, quale messaggio contraddittorio stiamo trasmettendo alle nuove generazioni?

Da 15 a 19 anni si formano delle persone e noi docenti dovremmo essere attenti a farli crescere come cittadini responsabili, che abbiano imparato il valore della cultura e che siano in grado di “leggere, scrivere e fare di conto”.
In virtù di questo, non sarebbe più interessante sapere quanti studenti e studentesse siano stati in grado di svolgere la traccia di italiano sul generale Dalla Chiesa collegandola all’evoluzione del fenomeno mafioso in Italia e nel mondo, o quanti/e abbiano riconosciuto la sperimentazione della prima bomba termonucleare (diversa dalla bomba atomica) legandola al discorso etico e filosofico dei limiti della scienza?

L’Esame di Stato dovrebbe valutare l’intero percorso, come sempre quando si mette un voto nei cicli di istruzione diversi dall’università.
Alcuni 100 e lode, anche se non corrispondono al livello eccellente di competenze richiesto dalle Indicazioni Nazionali, potrebbero rispecchiare un percorso di crescita, considerato eccellente per cui lo studente/essa va premiato/a.
Non so cosa sia, per la stampa o per il MIUR, uno studente da 100 & lode: per me, che sono una docente, se è la perfezione allora davvero quasi nessuno lo meriterebbe, se invece è il massimo possibile per ognuno dei propri studenti/esse, allora non ha alcun senso tutta la polemica.

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Fonte Orizzonte Scuola

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