Il lavoro di cura e le “mele avvelenate”

«Non è la prima volta che accade – scrive Simona Lancioni, parlando della vicenda che ha visto un uomo gravemente malato uccidersi con la figlia di 31 anni, persona con grave disabilità – e temo non sarà l’ultima. Qualcuno cerca di individuare le cause remote di questi crimini nell’isolamento, nell’abbandono, in un’insufficiente attenzione prolungata nel tempo, ma mi sembra che si continui sempre a stare in superficie. Forse queste vicende sono solo l’espressione estrema di altre questioni irrisolte, che interrogano le relazioni tra persone con e senza disabilità e quelle tra uomini e donne»

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Fonte Superando.it

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