Il GDPR comunica

Il workshop organizzato da Privacy Italia, in collaborazione con il Garante della Privacy,  Ferpi e la delegazione Ferpi Toscana, nasce con l’obiettivo di Comunicare il GDPR. Obiettivo che, di fatto ha siglato la sinergia operativa tra Privacy Italia,  Ferpi  e le sue delegazioni territoriali a sistema,  in vista dell’entrata in vigore il 25 maggio 2018 del Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali ossia il Regolamento UE 2016/679 , c.d. G.D.P.R. – General Data Protection Regulation. Un mese in cui, la Pubblica Amministrazione e le Imprese, dovranno adeguare le proprie risposte e assumere un rinnovato ruolo nella tutela della privacy dei cittadini.

Dati personali e privacy che, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, ci si accorge maggiormente, di quanto sono veramente a rischio. “Lo stesso Garante Privacy, Antonello Soro, riceverà il 24 aprile Stephen Deadman, il vice responsabile privacy di Facebook per chiedergli conto dei dati dei 214 mila italiani finiti illecitamente nei server di Cambridge Analytica.  Possiamo quindi affermare circa l’esistenza una nuova materia prima che genera un’industria lucrativa in rapida crescita, e che spinge i legislatori dell’antitrust a intervenire contro chi ne controlla il flusso. Questo è il nuovo oro nero, il nuovo petrolio digitale”.

Ma quale sarà invece l’effetto a calata del GDPR sull’attività dei professionisti delle relazioni pubbliche e della comunicazione?
“Le novità introdotte dal GDPR investono tutte le figure presenti in un’organizzazione, compresi i professionisti della comunicazione che si troveranno a svolgere un ruolo fondamentale.

Il cambiamento radicale messo in capo dal Regolamento per la protezione dei dati personali è rappresentato dall’accountability, cioè dalla responsabilizzazione del titolare del trattamento. Si passa quindi, da un approccio che, attribuiva al Garante il compito di guidare con autorizzazioni e provvedimenti il lavoro di chi tratta dati personali, ad uno in cui sono le imprese e le amministrazioni a dover farsi carico di compiere responsabilmente scelte autonome per proteggere adeguatamente i dati delle persone.

In questo contesto, nel suo ruolo di cerniera tra interno ed esterno, il comunicatore è chiamato a svolgere una doppia funzione: da una parte,  sollecitare l’impresa, la società o l’amministrazione per la quale lavora ad essere proattiva nell’adeguarsi al nuovo quadro di norme; dall’altra garantire un’adeguata trasparenza nei confronti di clienti ed utenti, chiarendo loro in maniera semplice come verranno gestite le loro informazioni personali. Spetterà al comunicatore il compito di illustrare al pubblico le risorse e le procedure messe in campo per essere “compliant al Regolamento, ma anche agevolare l’esercizio dei diritti. Il professionista della comunicazione  dovrà porsi come obiettivo quello di dimostrare che la sua organizzazione crede nella protezione dei dati.

Credere nella protezione dei dati significa aver compreso che, assicurare la privacy di clienti, utenti, dipendenti equivale per un’organizzazione, a salvaguardare il proprio patrimonio informativo, significa capire che la protezione dei dati è una risorsa, un valore da spendere, un asset strategico, anche sotto il profilo della concorrenza, un propulsore di fiducia.

Con il nuovo Regolamento, chi fa comunicazione non potrà non avere anche un ruolo formativo. Dovrà infatti, contribuire – con documentazione di supporto, materiali divulgativi, prodotti social – a colmare quella mancanza di consapevolezza che il nostro Paese sconta riguardo ai temi della protezione dati, soprattutto nell’uso delle nuove tecnologie.

Dovrà essere un educatore, un “facilitatore di conoscenza” perché con il Regolamento la protezione dati diventa un obiettivo comune per cittadini, imprese, amministrazioni, rappresentando per essi, rispettivamente, un presupposto di libertà, una risorsa per la propria reputazione, un fattore di legittimazione.

Se il comunicatore sarà in grado di assolvere a questi compiti, non renderà solo un importante servizio alla sua organizzazione, ma contribuirà anche a sviluppare e promuovere una autentica ed effettiva cultura della protezione dei dati”.

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Fonte Ferpi

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