Gli insegnanti di Chicago scioperano da giorni, una soluzione non praticabile in Italia

Gli insegnanti di Chicago in sciopero continuo

Gli insegnanti di Chicago sono da dieci giorni in sciopero. I motivi hanno qualcosa in comune con le criticità del sistema italiano. Riguardano gli aumenti significativi, il superamento delle classi pollaio che oltre oceano arrivano anche a 40 alunni per classe. Le rivendicazioni, però non si fermano qui. I docenti “chiedono la presenza a scuola di bibliotecarie, infermiere, psicologi e consulenti vari, In più, le maestre elementari chiedono di poter avere più tempo per preparare le loro lezioni al mattino, a scapito però dell’orario di scuola. “

In Italia abbiamo la legge 146/90

Purtroppo La vicenda americana, purtroppo non è replicabile in Italia. Facile farsi promotori di iniziative versus il nostro ordinamento giuridico. Le soluzioni vanno pensate all’interno delle specificità del nostro stato diritto. Le alternative, invece devono essere discusse e varate dal Parlamento.
La legge 146/90 ha regolamentato il diritto allo sciopero, applicando l’art. 40 della Costituzione: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.” Il riconoscimento costituzionale è la conclusione di un percorso che ha visto lo sciopero prima come un reato ( periodo seguente l’unità d’Italia e ventennio fascista), poi una libertà (il Codice penale Zanardelli del 1889)  e infine un diritto (Costituzione repubblicana 1948)
L’art. 40, però come in molti altri casi fu espressione di un compromesso tra la componente socialista e comunista che intendeva il diritto allo sciopero come assoluto e quella cattolica che invece intendeva regolarlo e limitarlo ai conflitti sociali ed economici.
La seconda parte dell’articolo, come scrivevo sopra, non ha mai avuto pieno compimento. L’unico provvedimento parziale, perché riguardante i servizi pubblici, è stato rappresentato dalla legge 146/90, che è stata aggiornata dal disposto n° 83/2000 e 182/15 (quest’ultima ha esteso la regolamentazione all’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura.) 

La legge 146/90 e il contributo scolastico alla sua approvazione

Per la prima volta la legge 146/90 ha definito il concetto di servizio pubblico essenziale che rimanda all’attuazione dei diritti costituzionali di rango superiore, quali la salute la sicurezza, la libertà e l’istruzione… La loro natura primaria richiede continuità nell’erogazione del servizio, garantendo un livello minimo di prestazione.

L’obiettivo, quindi della Legge è di “contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti fondamentali della persona, costituzionalmente tutelati”, tentando un’operazione di bilanciamento e di equilibrio costituzionale tra diritti.

Occorre ricordare che alla fine degli anni ’80, molti commentatori avevano registrato uno sbilanciamento a favore del diritto dello sciopero. Nel caso specifico della scuola, è sufficiente ricordare gli scioperi COBAS con blocco degli scrutini che mandarono in tilt molte famiglie. Le rivendicazioni erano le solite: aumenti retributivi di 400 mila lire, richiesta di classi con massimo 20 studenti, riqualificazione professionale….

La mobilitazione portò alla firma dell’ultimo contratto economicamente significativo con aumenti medi del 23%. Seguì poi la lunga stagione delle vacche magre che si aprì con “Tangentopoli”. Da qui si crearono le condizioni per la legge Finanziaria di G. Amato (dicembre ’92) che doveva allontanare il rischio-bancarotta per l’Italia. Nel 1993 fu emanato il decreto 29/93 che sostituì gli scatti biennali con quelli settennali, introdusse il criterio della “moderazione salariale” e soprattutto vincolò gli aumenti contrattuali al tasso di inflazione programmata e non più a quella reale. Per finire nel 1995 fu approvata la legge Dini che formalizzò il metodo contributo nella determinazione delle pensioni. Il resto è storia recente o quasi.

I contenuti della legge 146/90 che hanno normato il diritto allo sciopero nella scuola

Passiamo alla presentazione dell’articolo 4 comma 3 (scuola) che ha di fatto ridotto l’efficacia della protesta, rendendo inutile, ogni possibilità di trasferimento della protesta americana (in grassetto le parti più significative).

a) non saranno effettuati scioperi a tempo indeterminato;

b) atteso che l’effettiva garanzia del diritto all’istruzione e all’attività educativa delle relative prestazioni indispensabili indicate nell’articolo 2 si ottiene solo se non viene compromessa l’efficacia dell’anno scolastico, espressa in giorni, gli scioperi, anche quelli brevi, di cui alla successiva lettera e), non possono superare per le attività di insegnamento e per le attività connesse con il funzionamento della scuola nel corso di ciascun anno scolastico il limite di 40 ore individuali (equivalenti a 8 giorni per anno scolastico) nelle scuole materne ed elementari e di 60 ore annue individuali (equivalenti a 12 giorni di anno scolastico) negli altri ordini e gradi di istruzione;

c) ciascuna azione di sciopero, anche se trattasi di sciopero breve o di sciopero generale, non può superare, per ciascun ordine e grado di scuola i due giorni consecutivi. Il primo sciopero, per qualsiasi tipo di vertenza, non può superare, anche nelle strutture complesse ed organizzate per turni, la durata massima di un’intera giornata. Gli scioperi successivi al primo per la medesima vertenza non supereranno i due giorni consecutivi. Nel caso in cui dovessero essere previsti a ridosso dei giorni festivi, la loro durata non potrà comunque superare la giornata;

d) in caso di scioperi distinti nel tempo, sia della stessa che di altre OO.SS., che incidono sullo stesso servizio finale e sullo stesso bacino di utenza, l’intervallo minimo tra l’effettuazione di una azione di sciopero e la proclamazione della successiva è fissato in 2 giorni, a cui segue il preavviso di cui all’art.3, comma 1…

e) gli scioperi brevi – che sono alternativi rispetto agli scioperi indetti per l’intera giornata – possono essere effettuati soltanto nella prima oppure nell’ultima ora di lezione o di attività educative, o di servizio per il personale ATA. In caso di organizzazione delle attività su più turni, gli scioperi possono essere effettuati soltanto nella prima o nell’ultima ora di ciascun turno; se le attività si protraggono in orario pomeridiano gli scioperi saranno effettuati nella prima ora del turno antimeridiano e nell’ultima del turno pomeridiano. La proclamazione dello sciopero breve deve essere puntuale. Deve essere precisato se lo sciopero riguarda la prima oppure l’ultima ora di lezione, non essendo consentita la formula alternativa. Gli scioperi brevi sono computabili ai fini del raggiungimento dei tetti di cui alla lettera b); a tal fine 5 ore di sciopero breve corrispondono ad una giornata di sciopero. La durata degli scioperi brevi per le attività funzionali all’insegnamento deve essere stabilita con riferimento all’orario predeterminato in sede di programmazione;

f) gli scioperi effettuati in concomitanza con le iscrizioni degli alunni dovranno garantirne comunque l’efficace svolgimento e non potranno comportare un differimento oltre il terzo giorno successivo alle date previste come terminali delle operazioni relative alle disposizioni ministeriali;

g) gli scioperi proclamati e concomitanti con le giornate nelle quali è prevista l’effettuazione degli scrutini trimestrali o quadrimestrali non finali non devono comunque comportare un differimento della conclusione delle operazioni di detti scrutini superiore a 5 giorni rispetto alle scadenze fissate dal calendario scolastico;

h) gli scioperi proclamati e concomitanti con le giornate nelle quali è prevista l’effettuazione degli scrutini finali non devono differirne la conclusione nei soli casi in cui il compimento dell’attività valutativa sia propedeutico allo svolgimento degli esami conclusivi dei cicli di istruzione. Negli altri casi, i predetti scioperi non devono comunque comportare un differimento delle operazioni di scrutinio superiore a 5 giorni rispetto alla scadenza programmata della conclusione”

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Fonte Orizzonte Scuola

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