Gissi (CISL): in campagna elettorale tutti promettono stipendi Europei. Prossimo anno 200mila supplenze

 Lena Gissi, segretaria nazionale della CISL Scuola, si rammarica per lo stop che la crisi di governo ha imposto all’iter di formazione della normativa salva precari contenuta del decreto legge di cui si sono perse le tracce. “C’era – insiste Gissi – la costruzione di un percorso abbastanza importante per la scuola”.

Segretaria Lena Gissi, che cosa vi preoccupa di più in questo momento?

Quello che ci preoccupa è dover ricominciare tutto da capo, sapendo che la scuola non può invece essere interrotta, i tempi della scuola sono ben definiti. Il decreto serviva per garantire una soluzione per il precariato. Non ci sono i candidati nelle graduatorie, che sono esaurite in diverse discipline. Il primo settembre avremo pure gli effetti di quota cento. C’è una grave incertezza politica e se non arriva questo decreto non sappiamo davvero che cosa succederà. Il decreto non risolveva tutto, è migliorabile, garantisce ai precari con almeno 36 mesi di servizio di abilitarsi e offriva una opportunità anche ai docenti di ruolo interessati ad abilitarsi in alcune altre discipline. E serviva avere persone abilitate che si potessero spostare da Sud, dove non ci sono i posti, verso Nord dove i posti sono scoperti”.

Ora i tempi si allungano davvero

Bandire un concorso, reperire i docenti commissari, formare le commissioni, sono azioni che richiedono tempi lunghi e che creano problemi e si spera di non dover rifare tutto. Il decreto faceva due cose. Una era indire il concorso ordinario e andava benissimo. L’altra riguardava il concorso straordinario, riservato a chi ne avesse diritto, con i suoi 36 mesi di servizio, e che sarebbe potuto entrare nei ruoli in tutta Italia. Per come stanno andando le cose, emerge ora l’impossibilità di coprire le cattedre, il non avere persone specializzate sul sostegno e docenti di matematica e altre materie da immettere in ruolo. Ci si rivolgerà alle graduatorie di terza fascia, a neolaureati per le supplenze brevi. È questo un problema, che il governo deve assumere come problema urgente. Il concorso da fare ogni certo numero di anni va bene, ma nel frattempo la scuola deve andare avanti. Ecco perché lanciamo sempre l’idea delle graduatorie a scorrimento per consentire l’assunzione a tante persone che ne hanno il diritto”.

E come si garantisce la qualità degli insegnanti?

La si garantisce tranquillamente. Il concorso straordinario previsto dal decreto riguarda docenti che hanno almeno 36 mesi di servizio. Si tratta peraltro di precari che garantiscono i risultati positivi delle prove Invalsi del Nord, dove l’incidenza dei precari è altissima. Mentre il rapporto tra precari e docenti di ruolo al Sud è basso, al Nord è di uno a due o a tre. Peraltro, il concorso straordinario prevede scritto, orale e anno di prova. Inoltre, nel decreto sono previsti i Pas, con quindici esami universitari da superare, e riservato a chi ha almeno 36 mesi di servizio e aperto eventualmente anche ai colleghi di ruolo. Si tratta, guardi, di personale che ha fatto esperienza. Se qualcuno vuol parlare di selezione si può parlare di selezione in servizio, si pensi all’anno di prova. Una prova culturale non è una prova di attitudine di insegnamento, quindi il problema non si pone. Non è detto che il superamento del concorso ordinario garantisca in astratto la qualità dell’insegnamento. Alle famiglie dobbiamo dare stabilità degli organici.

Torniamo ai numeri

Abbiamo sentore di più di 25.000 docenti che questanno non vanno in ruolo rispetto al contingente approvato dal governo. L’anno prossimo ci saranno altre assunzioni per via di quota cento e riforma Fornero. Abbiamo 800.000 docenti nell’organico complessivo. Di questi, il prossimo anno quasi 200.000 saranno supplenti. Quest’anno sono 170.000. Se l’anno prossimo non ci sarà una procedura straordinaria veloce, noi avremo i posti vuoti lasciati liberi di quest’anno, più quelli di quota cento, più quelli lasciati liberi dalla riforma Fornero. Avremo 50.000 posti senza avere personale per le assunzioni. E quindi aumenteranno le supplenze, che a loro volta genereranno altro precariato. Ci vuole un’attenzione straordinaria e non possiamo perdere tempo. Una procedura deve completarsi entro un certo periodo. Il decreto doveva essere già pronto da tempo. Ora viene bloccato per la crisi di governo. Qualcuno deve trovare la soluzione”.

Viene in mente la grave situazione della sanità e dei medici che mancano.

La nostra è di gran lunga peggiore. Non abbiamo la copertura. Mentre con i medici è diverso, noi abbiamo la necessità di coprire i costi che si generano con le supplenze. Tutto il circuito del personale che entra nelle scuole deve garantire la qualità. Quindi tanto di guadagnato se si fanno i Pas ma si devono programmare. Chi sarà chiamato come ministro dell’istruzione dovrà prendere subito in mano la situazione del precariato”.

Intanto c’è da gestire il problema dei dirigenti scolastici e delle rinunce alla sede loro assegnata dopo il superamento del recente concorso. È stato un errore secondo lei pensare a un concorso su base nazionale?

Sono stati commessi molti errori. Il concorso su base nazionale ha molti limiti, come i concorsi regionali nei quali avevamo avuto delle prove annullate per brogli, con le famose buste trasparenti. Anche questo ha mostrato tante vulnerabilità. Siamo contenti che almeno in quota parte i vincitori abbiano potuto ottenere la sede di prima scelta. Il bando doveva coprire i posti dove ci sono i posti vacanti e loro sapevano che avrebbero potuto essere assunti in regioni diverse. Ora verificheremo se ci sono degli spazi per la mobilità. L’incarico viene dato dal direttore scolastico regionale. Speriamo per altri versi in un immediato nuovo bando, in uno scorrimento, in una procedura insomma che non richieda tre anni, per coprire le sedi che si saranno liberate nel tempo. Ci vuole una regolarità dei concorsi, come per docenti”.

La situazione degli Ata non è migliore di quella degli altri lavoratori della scuola.

È vero. Intanto stiamo riscontrando molta reticenza nell’autorizzare da parte dei direttori regionali posti nuovi da collaboratore scolastico. I posti come si sa devono essere istituiti in base agli organici comunicati. Quest’anno la cosa sta diventando problematica perché l’assenza del governo sta mettendo in difficoltà chi deve fare delle scelte che richiedono una copertura. In Veneto c’è stato un sit in perché mancano tanti collaboratori e anche in Sicili sono stati evidenziate tante difficoltà. Rischiamo davvero di non aprire le scuole, per mancanza di collaboratori scolastici e quando questo succederà rischiamo che ci si imputi la violazione del diritto allo studio. L’esigenza di risparmio e l’incertezza politica creano incertezza nella governance. Vede, quando si è sicuri che alle spalle c’è qualcuno che sta governando va bene, si va avanti tranquilli, quando questo non succede ognuno cerca di proteggere se stesso”. Quanto agli amministrativi facenti funzione di Dsga, attendevano una risposta con un decreto o un provvedimento d’urgenza. Ci si aspettava un concorso riservato per chi avesse maturato tanta esperienza sul campo. Peraltro anche il concorso ordinario di Primaria e Infanzia ordinario non è in Gazzetta ufficiale”.

Salta tutto?

Non abbiamo più notizia”.

A proposito di scuola primaria, alcune maestre, vincitrici del concorso 2016 nel Lazio, si chiedono se il nuovo scenario politico possa far decadere la validità di quel concorso o se possano invece confidare di riuscire a prendere, tutte, il ruolo. Che cosa può rispondere loro?

Nel decreto era prevista la proroga oltre il 2020 /2021. Certo per chi è in graduatoria in Sicilia o in Campania la situazione è più difficile. Il Decreto legge presentato dal ministro Bussetti prorogava di un ulteriore anno solo le graduatorie di merito 2016 della secondaria. Facilmente questo benefico in Parlamento sarebbe stato esteso anche alla primaria. Le Gm 2016, allo stato attuale, scadranno nel 2020/2021, ma per i vincitori è già previsto lo scorrimento anche oltre. Sono gli idonei che avranno solo il prossimo anno per essere assunti, poi servirà una proroga per legge”

Un punto della vostra intesa con il governo uscente riguardava l’autonomia scolastica differenziata. Ma c’è da dire che chi la promuoveva ora ha altre grane da gestire…

Certo, ma ho sentito in una conferenza pubblica i governatori richiedenti insistere su tutte le varie competenze dell’autonomia. Spero che qualcuno abbia fatto comprendere che la scuola non ha bisogno di quest’altro motivo di incertezza. Anche qui, con l’intesa, abbiamo messo dei paletti per evitare intrusione politica”.

Segretaria, chiudiamo con l’atteso contratto della scuola. Qualcuno sottolinea il fatto che in realtà l’intesa firmata il 24 aprile scorso, su cui si basava l’ipotesi del nuovo contratto, non ci sia più.

Il contratto è stato firmato dopo dieci anni di vacanza contrattuale. Dobbiamo aspettare altri dieci anni? Ci sono degli impegni. Chi governerà ora non sarà obbligato a rispettare gli accordi presi con il governo uscente, ma c’è comunque un obbligo morale, c’è stato un Presidente del Consiglio che aveva valorizzato questo impegno. Voglio vedere se nella legge di bilancio qualcuno avrà il coraggio di negare il rinnovo contrattuale. E segnalo che in campagna elettorale tutti promettevano stipendi europei per gli insegnanti. Ora siamo in attesa che si mantengano le promesse. Tutte le questioni relative alla scuola dovranno ricevere un’attenzione particolare all’interno di una vertenza più ampia e di una rivendicazione su sviluppo, lavoro e crescita. Al Paese dev’essere restituita serenità attraverso strumenti di crescita economica e una scuola che deve guardare al Paese per dare risposte soprattutto ai nostri ragazzi”.

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Fonte Orizzonte Scuola

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