Giornata della Memoria: L’olocausto “rimosso” dei disabili

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Per noi disabili e per il nostro movimento, tale ricorrenza acuista un significato ancora più particolare, in quanto rappresenta una preziosa occasione per far Conoscere quanto accaduto alle persone con disabilità durante il nazismo, indagare ruoli e responsabilità di medici, personale sanitario, funzionari, diventati i “carnefici dell’Aktion T4”, ovvero del programma di sterminio delle stesse persone con disabilità, attuato tra gli Anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

Infatti, ancora oggi, i più ignorano che, Prima della cosiddetta “soluzione finale ”che portò alla morte 6 milioni di persone, il regime nazista si “esercitò” letteralmente sui disabili, ritenuti indegni di vivere, un peso economico per la società e un pericolo per la salvaguardia della popolazione “sana”. Fu un accanimento organizzato, iniziato nel 1939, chiuso ufficialmente due anni dopo, in realtà proseguito fino al termine del conflitto, segretamente e – se possibile – in modo ancora più crudele.

In totale vennero uccise circa 300.000 persone affette da malattie ereditarie, tra le quali moltissimi bambini. Si trattò di un Olocausto parallelo tenuto seminascosto per quasi mezzo secolo, che soltanto recentemente è venuto alla luce, grazie soprattutto alle iniziative promosse in occasione del Giorno della Memoria.

Dunque, proprio nella giornata odierna (e non solo), ritengo più che mai fondamentale ricordare quest’Olocausto “rimosso” perché, nonostante gli avanzati strumenti della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e i lungimiranti impegni politici previsti nei 17 obiettivi dell’Agenda ONU 2030, la storia contemporanea, con i suoi appetiti sovranistici ed egoismi nazionalistici imperanti a livello mondiale, riporta quotidianamente, ancora e troppo spesso, episodi di esclusione sociale e di discriminazione di cittadini con disabilità

Intere “categorie” di persone (tra cui, appunto, anche e soprattutto i disabili), nella rappresentazione mediatica e conseguentemente nell’immaginario collettivo, esistono pressoché solo come stereotipo o, nei peggiori dei casi, come bersaglio facile di campagne propagandistiche di odio e di discriminazione.

E’ come se, nell’attuale società globale, si venisse educati a considerare in linea di principio le differenze tra le persone, le diversità e le peculiarità di ognuno come la ricchezza stessa di ogni situazione sociale, ma al contempo, si è abituati in maniera più o meno conscia a viverle concretamente come un pericolo, un rischio.

Pertanto, il primo ostacolo da abbattere è quello culturale, spingendo cioè la società civile a volgere lo sguardo oltre il proprio cortile, oltre l’indifferenza che “acceca” la solidarietà e che potrebbe riproporre nuove tragedie come quella della Shoah, puntando decisamente invece verso nuovi orizzonti di umanità. Un messaggio, questo, di nuovo “Umanesimo” che, sin da questa celebrazione del Giorno della Memoria, tutte le Associazioni di e per disabili vogliamo lanciare con ulteriore forza e determinazione, chiedendo un confronto diretto e immediato col mondo politico, anche e soprattutto in vista dell’importante scadenza elettorale delle europee del prossimo maggio.

E’ ormai giunto il tempo che la politica ritrovi finalmente la propria natura, rimettendo l’uomo al centro della scena, con i suoi diritti inalienabili all’inclusione, alla solidarietà ed all’accoglienza.
Consigliere della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi

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Fonte Sostegno – Handicap – Orizzonte Scuola

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