Formazione docenti, non è obbligatoria, non ci sono numero di ore da svolgere e il dirigente non può imporre corsi

Non è la prima volta che i sindacati prendono posizione in merito alla presunta obbligatorietà della formazione a carico dei docenti di ruolo, i quali secondo talune interpretazione che si sono diffuse sarebbero obbligati a svolgere e a documentare ben 125 ore di formazione in un triennio.

Secondo altre interpretazioni le scuole avrebbero comunque l’obbligo di istituire moduli di almeno 25 ore di formazione. Ques’ultimo presunto obbligo, inoltre, dovrebbe essere consacrato una delibera del collegio dei docenti. A seguito della diffusione di queste interpretazioni e pur rimanendo sacrosanto il dovere etico dei docenti di aggiornasi costantemente sulla didattica e sui contenuti da trasferire agli studenti, migliaia di maestri e professori trascorrono ormai da mesi interi pomeriggi a seguire corsi di formazione istituiti da vari soggetti autorizzati per il riconoscimento ufficiale.

Non mancano esperienze di autoformazione, con la partecipazione a sedute di lezioni tenute dai docenti della stessa scuola ai propri colleghi con lezioni su temi che abbiano in qualche modo una ricaduta sulla didattica o sui contenuti che ciascun docente deve proporre ai propri studenti. E’ il caso, ma è solo un esempio, del corso di inglese seguito dai docenti di materie diverse dalla seconda lingua, spinti dalla recente, e ad avviso di chi scrive discutibile, normativa sul CLIL a impartire la lezione di italiano, di storia, di diritto, di matematica e così via non nella nostra lingua ma nella lingua inglese.

Discutibile poiché è discutibile – sempre ad avviso di chi scrive – l’idea di mettersi a insegnare e soprattutto valutare gli alunni nella lingua inglese in tutti quei casi in cui la lingua inglese non si conosce, non potendosi la medesima impararare in dieci o venti lezioni. Ma tant’è. Torniamo alla formazione. Molti la fanno, e da sempre, per dovere etico.

Attività non riconosciuta, verrebbe da dire, visto che la legge 107 la introduce formalmente come novità assoluta. Per altri versi, c’è da dire che quasi tutte le professioni liberali sono organizzate da Ordini che impongono la formazione continua ai propri iscritti. Quindi non si vede perché i docenti non dovrebbero aggiornarsi. Il fatto è che la normativa scolastica non è chiara né sull’obbligatorietà, nè sulla quantificazione delle ore, né sulle sanzioni irrogabili in caso di presunto inadempimento. La materia è di competenza contrattuale e i contratti collettivi non ne fanno parola. Peraltro, il nuovo contratto collettivo della scuola è al palo, tutti lo aspettano, ma non arriva.

Tutti lo aspettano nella parte economica, con i sostanziosi aumenti di stipendio e che sostanziosi pare non saranno. Ma anche alla parte normativa occorre fare attenzione, ed è qui che dovrà risiedere la disciplina della formazione degli insegnanti. Per ora, denuncia lo Snals di Modena, che ieri ha chiamato a raccolta in un’assemblea gli insegnanti della provincia, si intuisce che “il contratto che ci apprestiamo a fare introdurrà dei pericoli. Per gli Ata ci sono già incombenze in più attraverso il taglio del personale e chi rimane fa molto più di prima. Anche con gli insegnanti non si procede alle sostituzioni specie nelle scuole dell’infanzia, non garantendo la soddisfazione dell’offerta formativa. Noi diciamo che o si riconosce il valore aggiuntivo o si assume nuovo personale”.

E quanto alle 125 ore di aggiornamento e di formazione?, chiedono in tanti. “Non esistono”, taglia corto i segretario provinciale Gianni Fontana. “Una bozza di circolare dice che ai sensi di una norma della legge 107 che parla di formazione dei docenti di ruolo ci sono 125 ore di formazione da svolgere nel triennio. Di fronte a questa circolare, noi abbiamo mandato il conto al Miur con tre miliardi di euro. Poi è arrivata un’altra circolare che dice che non c’è nessun vincolo di ore”. E i collegi dei docenti che deliberano invece su ore di formazione da fare? “I collegi dei docenti votano in base alla propria esigenza ma non hanno nessun obbligo di stabilire un minimo di ore. In Emilia Romagna è uscita una circolare del Dirigente regionale, di sette pagine, che dice che è opportuno procedere per unità formative di 25 ore. Ma ciò non corrisponde alla realtà, l’unità formativa è costituita di tante ore quante sono quelle che decide il collegio docenti”. Voi cosa consigliate? “Noi consigliamo di non deliberare nulla.

Queste incombenze devono essere messe nel contratto collettivo. Queste cose devono essere contrattate, si tratta di soldi. Il sindacato si deve preoccupare anche del reddito degli insegnanti”. Poi la stoccata. “Sapete cosa c’è dietro la formazione obbligatoria?”, si chiede Fontana. “Che se avete bisogno di essere formati, professionalmente non valete nulla. Può essere vero? I prof da sempre si stanno formando. Chi fa l’insegnante, in continuazione fa una formazione di arricchimento che porta nella classe. Gli insegnanti hanno sempre dato i loro libri e i quaderni agli alunni, hanno svolto attività diversificate, danno l’anima, questi sono gli insegnanti italiani. Ci sono gli insegnanti che non si aggiornano mai, certo, ma le sanzioni le deve mettere il datore di lavoro, non noi”. In buona sostanza la formazione obbligatoria, obbligatoria non è.

Quanto meno sul piano quantitativo. Punto primo. “Punto secondo, aggiunge la responsabile della città di Modena per lo Snals, “nei collegi il dirigente può proporre dei corsi ma non può imporli e può proporli purché siano coerenti con il PTOF e siano condotti da enti accreditati. Ma se non è interessato ai corsi, il docente non è obbligato a parteciparvi. Bene sarebbe che nel collegio dei docenti, dove sarebbe opportuno che faceste attenzione a quello che si delibera invece che correggere i compiti come talvolta succede, se l’istituzione di ore per la formazione passasse a maggioranza le persone che non hanno voglia di parteciparvi dichiarassero e facessero mettere a verbale che faranno formazione individuale”. Tutta questa materia dovrà essere chiarita nel prossimo contratto collettivo. Solo allora si potrà mettere la parola fine a tanta incertezza. La parte normativa del contratto, conclude la sindacalista, “è quella su cui si va a giocare la professionalità della funzione docente.

Combatteremo perché dobbiamo inserire tutta una serie di diritti e fare chiarezza su tanti aspetti che sono ancora oscuri. Ma è bene che abbiate chiaro che nonostante la legge 107 abbia peggiorato la situazione, tuttavia ancora voi avere nelle vostre mani un notevole potere. Voi avete il coltello dalla parte del manico nei consigli di classe, nei collegi dei docenti, nei consigli d’istituto. Hanno tentato di dare pieni poteriu al dirigente, ma siamo riusciti a conservare la sovranità agli organi collegiali. Sappiateli usare bene, perché se usati bene molte cose potrebbero andare meglio. Si pensi ai consigli d’istituto. Qui abbiamo tutte le componenti e soprattutto i fruitori del servizio, le famiglie e gli student. Il consiglio d’istituto delibera su punti essenziali come l’orario dell’attività scolastica, compresi i ricevimenti generali, il potere è là. Gestisce le risorse economiche perchè verifica le congruità di quanto è stato deciso dal collegio. Se gli organi funzionano bene e se tutti siete partecipi le cose andranno meglio. Invece capita che qualcuno si corregga i compiti in classe o non veda l’ora di tornarsene a casa”.

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