Elezioni UE, 60% giovani si sente cittadino europeo

Le elezioni del 26 maggio, con cui si rinnoverà il Parlamento europeo, sono un crocevia importante. Quale idea di Europa prevarrà? Quella che punta alla piena integrazione o quella che vorrebbe rivederne le regole? L’esito è incerto. Se, invece, votassero solo i giovani non ci sarebbero dubbi: l’Unione, così com’è oggi, piace. E anche parecchio. A farlo emergere è un’indagine effettuata dal portale per studenti Skuola.net in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. A rispondere circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su che, a conti fatti, promuovono a pieni voti il sistema comunitario. Il 60% di loro, infatti, dichiara di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo ‘abbastanza’.

Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei. Le cause del loro atteggiamento? Non c’è un aspetto che prevale nettamente: il 22%, ad esempio, ritiene che l’Unione Europea abbia reso l’Italia più povera; secondo il 17% ci ha reso dipendenti dalle nazioni economicamente più forti; per il 13% i paletti imposti da Bruxelles impediscono di sviluppare politiche autonome.

Le prospettive per il futuro sono ancora più rassicuranti. Visto che, scavando tra le risposte, ci si accorge di come il sentimento europeista segua una curva ben precisa: durante l’adolescenza cresce costantemente, raggiungendo le vette massime proprio tra gli 11 e i 16 anni, per poi stabilizzarsi con la maggiore età e iniziare a scendere grosso modo dai 25 anni in poi. Ad esempio: tra gli 11-13enni si sente pienamente europeo il 77% dei ragazzi, tra i 14-16enni il 67%. Certo, il patriottismo prevale su tutto: posti di fronte a una scelta, 8 giovani su 10 si dicono più italiani che europei. Ma le due cose non sono incompatibili. Anzi, si sommano.

Ma quali sono i motivi che portano così tanti ragazzi ad amare l’Unione europea? È quasi un plebiscito: la libera circolazione delle persone vince su tutto. Il 45% del campione apprezza soprattutto la possibilità di poter viaggiare all’interno della UE senza passaporto. Un’occasione che in tantissimi hanno già sfruttato e che molti altri sfrutteranno nei prossimi anni: 3 su 4 sono usciti dai confini italiani per visitare uno dei Paesi membri (il 61% lo ha fatto più di una volta, il 14% una volta sola). Un folto gruppo di giovani destinato a ingrossarsi ulteriormente, dato che un altro 19% non ha ancora viaggiato in Europa ma è intenzionato a farlo. Appena il 6% mette sullo stesso piano Unione europea e resto del mondo.

Mobilità internazionale, però, vuol dire anche formarsi nelle università degli Stati membri, per un periodo o per l’intero corso di studi, senza particolari permessi e ostacoli burocratici. Ed è proprio questo il secondo aspetto più gradito ai ragazzi (ottiene il 20% di consensi). Un’opportunità che le nuove generazioni intendono cogliere al volo: più di un terzo (35%), potendo, si laureerebbe all’estero ma all’interno dell’Unione, mentre il 26% limiterebbe l’esperienza all’Erasmus mantenendo il quartier generale vicino casa; il 39%, invece, preferisce restare in Italia.

Il podio dei benefit portati dall’Unione europea si completa, per i ragazzi, con l’aver dato regole comuni a tutte le nazioni (15%). Al quarto posto si piazza la moneta unica (9%). A proposito di Euro, quale sarà il pensiero dei giovani a riguardo? Viste le premesse è quasi naturale che sia positivo: è favorevole il 79% (più o meno gli stessi che si dichiarano ‘integrati’). Cosa non convince quel 21% di detrattori? Quasi la metà (43%) sostiene che l’Euro ha ridotto il potere d’acquisto degli italiani, il 18% si fida delle critiche mosse dai più grandi, il 14% pensa che senza moneta unica oggi la Lira sarebbe più forte.

Approccio profondamente europeista, quello degli studenti, anche riguardo alla questione che sta animando il presente dell’Unione: la Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla UE. Ebbene, il 77% rifugge l’ipotesi che anche l’Italia prenda una strada del genere. Le cifre tornano. Gran Bretagna che, ironia della sorte, è il sistema di Paesi più amato dopo quello di nascita (30% di voti); lo seguono la Penisola Iberica (16%) e la Scandinavia (14%). Meno appeal per Germania e Francia (entrambe all’8%) e per l’Est Europa (4%).

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Fonte Orizzonte Scuola

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