Educazione (civica) e rispetto, basi per le premesse sociali. Lettera

L’ insegnamento dell’educazione civica nella scuola primaria sarà trasversale e interdisciplinare, con prove intermedie e finali e dovrà durare non meno di 33 ore all’anno (circa un’ora a settimana).

La scuola con la pluralità dei suoi strumenti disciplinari è la palestra privilegiata per favorire il pieno sviluppo alla persona nella costruzione del sé, quale persona libera e autonoma, capace dei suoi diritti e doveri, capace di inserirsi nella società, prospettiva riassunta nel quadro delle competenze chiave di cittadinanza citate nel regolamento dell’ Obbligo d’ istruzione.

Non si può, inoltre, prescindere dalla costruzione del sé, dal relazionarsi con gli altri è dal rapporto con la realtà, a partire da questo presupposto, i docenti si trovano di fronte ad un campo vasto dove si intrecciano gli obiettivi e i contenuti di apprendimento con le dimensioni di carattere cognitivo, affettivo , relazionale.

L’ educazione civica, in sintesi, è quindi complessità e richiede un’ azione condivisa e un tutoraggio con una linea educativa comune che andrà a sviluppare la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società e a far vivere le diverse dimensioni dell’ identità e sviluppare capacità di giudizio critico e di prendere decisioni autonome, e promuovere interesse e capacità di collaborazione.

Si tratta allora di prevedere un percorso formativo che, in coerenza con il Piano dell’ offerta formativa e nella prospettiva di una modifica comportamentale e valoriale, che coinvolga tutte le attività di insegnamento e tutti i docenti sia sul piano etico , sia sul piano tecnico sia su quello didattico e metodologico, perché l’ educazione alla cittadinanza riguarda la vita, il modo di essere e di agire di ciascuno nei rapporti con sé e con gli altri.

I docenti progetteranno ed elaboreranno attività disciplinari monitorate e coordinate con particolare attenzione alla Costituzione, istituzioni dello stato e dell’Europa, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, elementi fondamentali di diritto, educazione ambientale, educazione alla legalità, educazione al rispetto e al patrimonio culturale, promozione dell’educazione stradale e al volontariato.

In conclusione l’educazione e il rispetto sono le basi per le premesse sociali e su questo non ci possono essere compromessi ma , solo punto fermi da realizzare con azioni quotidiane nella vita pratica.

Se l’educazione è un investimento per il futuro, l’ educazione alla cittadinanza è un investimento per il futuro democratico d’ Europa.
Ritorno da un corso di formazione. Incontro visi conosciuti negli anni di carriera come docente, e visi nuovi talvolta giovani, talvolta più o meno rugosi come il mio: non tanto per l’età quanto per i segni indicanti stanchezza fisica e psicologica e soprattutto delusione e amarezza, se non arresa dinanzi al nulla che resta di questo giocattolo chiamato Scuola.

E non ci voleva un corso di 5 ore per comprendere, o meglio essere consapevoli non soltanto della frustrazione regnante in ogni angolo del docere, ma grottesca e amara consapevolezza che tutto è solo un tavolo da gioco dove i Politici muovono le loro pedine in funzione delle logiche elettorali e elettorali-sindacali: e la eco del volgo sale non come saggio consiglio che nasce dall’esperienza di anni ed anni che di questo gioco chiamato Scuola sono stati e sono ancora gli inventori e i reali giocatori professionisti.

E la eco sale non come profumo di incenso, bensì come quel’acre sapore disgustevole delle mense del feriale, dove la vita reale non è un gioco, ma un giorno dopo giorno nell’inventarsi un modus non soltanto vivvendi, ma soprattutto essendi, e per cui le maschere servono soltanto per coprire la fatica il dovere l’impegno il credo di chi a quei Tavoli non è dato di sedere: perché vincerebbero di certo.

E nelle cinque ore, tra i silenzi di chi attento ascolta come dovrebbe un buon studente, o di chi ancora non ha perso la bellezza della curiosità che è conoscenza del sapere e sapere della conoscenza…, in questa attenzione ascoltante, tutto il desiderio di una indicazione, di un riferimento che dia senso al non senso, o al senso perduto, perché oggi soltanto violato e violentato, spogliato dalle proprie funzioni, denudato dal proprio fondativo, reso servizio che risponda ai capricci di chi questo servizio lo paga con le rette, sconfuso (non confuso, è una mia licenza, perdonatemi) tra le cartoffie inutili e ingombranti della burocrazia, come se la Scuola fosse semplice amministrazione della Cosa Pubblica (funzione che non le compete affatto, ove, oltremodo, il Funzionario comanda con l’arma della paura che nel simbolo della Riservata trova sua manifestazione di fallimentare autorità, quale in realtà dichiarazione della incapacità a gestire, assente di sensibilità e di ascolto, dimentico di essere stato ancor prima un addetto ai lavori promosso alla Funzione più alta (quella del DS): e questa è una offesa alla intelligenza degli addetti ai lavori, che sono anche persone con un privato, persone con tutto quello che definisce la parola PERSONA, e non numero o schiavo con lo zaino colmo degli strumenti necessari alla conoscenza all’apprendimento alla competenza: al docere).
E nelle cinque ore, soltanto l’affermativo di una Volontà a Non Volere, o se vuoi quel cambiare tutto per non cambiare nulla gattopardiano. Ed allora?
Torno a casa, e la domanda che accompagna il mio ritorno è semplicemente: e allora?

Soggiacere al gioco di quei Tavoli, o fare saltare gli stessi attraverso tutti gli strumenti democratici civili e non violenti, nell’UNITA’ di un Corpo che spesso è disunito, e sostituire la logica Politica con quella concreta dell’esperienza sul campo: ribaltando il tutto. Oppure, affrontare il giorno dopo giorno con quell’impegno che comunque ci caratterizza, con quell’amore che ci rende Veri, in attesa di una pensione che non gratificherà certo gli anni del docere, ma almeno è come quel silenzio della sera che scendendo copre tutte le cose con la pietà del buio.

I Politici non hanno conoscenza del settore di cui ne sono gli organi ed i rappresentanti autorevoli, i Sindacati comprendono che non sono più (o comunque la possibilità di non essere più), la Voce del feriale. Poiché questa Voce non è più rappresentata da LORO (Sindacati), e non segue più da tempo le risposte date quali offerte, quali armi spuntate: perché parte delle logiche e delle conseguenti mosse del gioco di quei Tavoli. Poiché è la Voce, senza trucchi, del reale che da solo si rappresenta e si racconta e si manifesta e scende in battaglia in prima linea rivendicando il non rivendicato, il non ascoltato: POTESTAS IN POPULO.

Chissà che senza necessariamente le barricate, le sassate, le bottiglie incendiarie, senza i cortei di protesta, ma semplicemente con una MATITA non si riesca finalmente a sedere noi a quei Tavoli, e finalmente, con umiltà, dettare le regole del gioco, restituendo il dovuto a quel fondativo, che è poi la pietra angolare che si vuole scartata, perché è la dimensione lo spazio della costruzione di Buoni Cristiani ed Onesti Cittadini. E se Cristiani vi infastidisce, almeno si salvi l’Onesti Cittadini. Cioè l’UOMO.

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Fonte Orizzonte Scuola

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