Ecco dove gli studenti a settembre 2019 andranno a scuola con un lavoro assicurato dopo il diploma

Non con un posto di lavoro assicurato una volta conseguito il diploma, ma con un posto di lavoro per così dire “incorporato” nella scuola che si frequenta. Sembra fantasia ma non è così. Dal prossimo anno scolastico questo sarà realtà per alcuni istituti dell’Emilia Romagna. La Confindustria Emilia, in collaborazione con alcuni Istituti superiori di quella regione hanno messo a punto un modello formativo sperimentale che permetterà a una quarantina di studenti di frequentare le classi quarte e quinte ed essere contestualmente assunti da 30 aziende delle province di Bologna, Ferrara e Modena. È un progetto sull’apprendistato di primo livello promosso sulla base dell’esperienza già in atto da alcuni anni con l’I.I.S. F. “Alberghetti” di Imola, in provincia di Bologna. Così, dal prossimo anno scolastico 2019-20 altre due scuole si cimenteranno nell’esperienza che evidentemente ha prodotto buoni risultati. Si tratta dell’I.I.S. F. “Corni” di Modena e dell’I.I.S. “F.lli Taddia” di Cento, in provincia di Ferrara.

“Il progetto – spiega il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi – si basa su una coprogettazione dei percorsi formativi tra scuola e aziende, con l’obiettivo di adeguare la formazione sui profili e sulle competenze richieste dal mercato del lavoro. È un modello che si ispira al sistema duale, già molto diffuso all’estero”. Per gli studenti, in pratica ci sarà modo di fare esperienza lavorativa e comportamentale, acquisendo competenze importanti, e per le aziende si tratta di un investimento strategico, perché si possono valutare i ragazzi per due anni. Vanna Monducci, preside dell’I.I.S. F. Alberghetti di Imola, spiega che l’esperienza ormai triennale svolta dal nostro istituto ha dimostrato la sua importante valenza, sia dal punto di vista occupazionale – i ragazzi che hanno concluso il percorso hanno tutti il posto di lavoro – sia dal punto di vista delle competenze raggiunte. Nel corso degli esami di maturità, che non presentano differenze tra chi ha seguito il percorso tradizionale e gli apprendisti, questi ultimi hanno mostrato di possedere competenze adeguate al pari o superiori ai compagni della classe tradizionale, e una maggiore autonomia e spirito di intraprendenza, stimolati entrambi da un confronto attivo con il mondo del lavoro”.

Il Jobs Act e la Legge sulla “Buona scuola” hanno ridisegnato le modalità con le quali si possono attivare contratti di apprendistato di primo livello, quello per il conseguimento della qualifica e del diploma professionale. Sulla base di ciò gli studenti che parteciperanno al progetto sono stati selezionati dalle aziende le quali potranno, in virtù delle disponibilità espresse e del profilo che verrà fornito dalla scuola, procedere alla loro assunzione con contratti di apprendistato di 1° livello con orario part-time della durata di due anni, con possibilità prevista dalla norma di prolungare di un ulteriore anno dopo il diploma. L’organizzazione didattica prevede 680 ore per anno scolastico – il 65 per cento del totale – di attività di formazione a scuola e 370 ore per anno scolastico – il restante 35 per cento – di attività di formazione in azienda, con una retribuzione pari al 10 per cento di quella dovuta con un contratto di apprendistato. In aggiunta, qualora vi sia intesa tra le parti, al termine dell’anno scolastico i ragazzi potranno svolgere ulteriori settimane, almeno cinque, di attività lavorativa con una retribuzione compresa tra il 65 e il 70 per cento di quella di riferimento spettante per il livello di inquadramento.

“L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo dal nostro Collegio docenti, perché può motivare i ragazzi in maniera differente rispetto al solo insegnamento teorico”, osserva Andrea Sardini, preside dell’I.I.S. F.lli Taddia di Cento. “L’attività pratica in azienda – insiste il dirigente – consente di mettere in campo competenze trasversali e coltivare valori preziosi come la correttezza, l’autonomia e l’indipendenza”. E da Modena, la preside Francesca Romana Giuliani, dirigente dell’I.I.S. “F. Corni”, sottolinea come l’apprendistato di 1° livello rappresenti “una esperienza pilota per la città di Modena, che contiamo possa in futuro divenire un modello per altre scuole. Il ruolo di Confindustria Emilia è senz’altro stato determinante nell’individuazione di aziende di buon livello e grandi dimensioni con cui coprogettare i percorsi formativi dedicati ai nostri ragazzi”.

E così, mentre molti insegnanti contestano l’alternanza scuola lavoro, l’invasione delle aziende nelle scuole, la commistione ritenuta negativa tra studio e lavoro, l’Emilia Romagna immagina un futuro diverso, che è già presente. L’Emilia Romagna, dunque, si conferma ancora una volta all’avanguardia sul piano dei rapporti tra scuola e mondo del lavoro e delle imprese oltre che sul piano degli interventi concreti nel favorire l’inclusione e l’uguaglianza nell’accesso all’istruzione e alla formazione e al futuro lavorativo. E’ emiliana peraltro la prima legge regionale d’Italia sul diritto allo studio, la Legge Bastico n. 12 del 2003, intitolata, non a caso, “Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro”.

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