Docenti precari: assunzioni da graduatoria permanente provinciale, poi abilitazione

E arriviamo finalmente alle nostre richieste.

Alcuni colleghi da più parti ci chiedono: “perché non chiediamo una batteria di domande dalle quali il giorno della prova ne saranno estrapolate alcune?” nulla in contrario, ma noi proveremo a dare una diversa chiave di lettura a questa richiesta.

Provate a vedere chi chiede le batterie di domande: sono soprattutto le sigle confederali che hanno firmato l’accordo e che con questa richiesta vorrebbero pulirsi la coscienza.

La pubblicazione delle batterie d’esame non sarebbe altro che ulteriore fumo negli occhi per i lavoratori della scuola, perché esse creerebbero l’illusione di una prova selettiva più accessibile e ciò abbasserebbe ulteriormente il livello di scontro e contestazione dei docenti precari nei confronti del Decreto. La realtà dei fatti rimarrebbe la stessa, il concorso continuerebbe a rimanere una lotteria, una lotta degli uni contro gli altri, che farebbe entrare in ruolo solo 1 precario su 5. Non facciamoci abbindolare! Per tutto questo noi riteniamo che tale strumento sia inutile e fuorviante.

Altra domanda che ci viene posta. “Perché non chiedete percorsi abilitativi tipo PAS o TFA?”
I motivi sono svariati.

Innanzitutto riteniamo debba finire la stagione della formazione a spese dei docenti.
Ma soprattutto pensiamo che l’abilitazione non farebbe altro che spostare il problema non risolverlo. Si sposterebbe cioè una massa di precari abilitati dalla terza fascia alla seconda rendendoli solo un po’ meno precari di altri che continuerebbero a rimanere in terza fascia senza abilitazione, tutto questo ovviamente senza la minima garanzia di un percorso che porti all’entrata in ruolo a tempo indeterminato.

Per noi è il momento di richieste radicali e coraggiose: è il tempo di chiedere la stabilizzazione per tutti/e! “In che modo ?”, ci direte.

Partiamo da un caso che ha avuto ampia eco nel dibattito politico e sui principali quotidiani e ha smosso l’opinione pubblica per l’ingente numero di posti di lavoro a rischio: l’ex ILVA di Taranto e, in generale, le acciaierie italiane di proprietà ArcelorMittal.

Ebbene, senza entrare nel merito di scelte politiche complesse che richiedono ragionamenti articolati, non è questa la sede più adatta per parlarne, proviamo a fare solo un semplice ragionamento sui numeri.

È stato calcolato che tra dipendenti diretti ed indotto, i posti a rischio per un’ eventuale chiusura dei suddetti stabilimenti si aggirano intorno ai 20.000. Politici di livello nazionale ed amministratori locali hanno promesso interventi eccezionali per la salvaguardia i posti di lavoro, misure straordinarie come la nazionalizzazione, se la situazione non dovesse risolversi. Certo, perché a situazioni emergenziali si deve rispondere necessariamente con provvedimenti emergenziali.
E cos’è attualmente il precariato nella scuola se non una situazione emergenziale?

Come si è detto precedentemente nell’anno scolastico 2018/2019 si è toccata la cifra record di 150.000 cattedre assegnate con supplenze al 30/06 o al 31/08 a docenti precari di terza fascia, anche a causa dell’uscita di docenti con “quota 100”. La stessa cosa si ripeterà l’anno prossimo, accentuando ancor più tale fenomeno.
Se volessimo considerare il nostro “indotto”, ovvero le famiglie che ci sono dietro ai 150.000 docenti, arriveremmo a circa 450.000 persone che vivono, in tutto o in parte, con uno stipendio che l’anno prossimo potrebbe non essere più garantito.

Non ci sentiamo di parlare più nemmeno di situazione emergenziale quanto di una vera bomba sociale che potrebbe esplodere da un momento all’altro, inserita entro un quadro già critico perché la precarietà attraversa numerosi settori della società, colpendo giovani e meno giovani.

Quindi oggi come non mai, la stabilizzazione di tutti i precari con 36 mesi di servizio deve essere l’unica rivendicazione netta e forte da far arrivare ad i nostri governanti.

Senza dimenticare l’oramai nota Clausola 5 della Direttiva UE 1999/70 che obbligava gli Stati membri ad adottare misure efficaci per evitare gli abusi nella reiterazione dei contratti a termine, al fine di evitare la precarizzazione dei lavoratori. Clausola per la quale l’Italia è stata più volte condannata per averla ampiamente disattesa.

Ecco quindi in conclusione la nostra richiesta:
Assunzione attraverso la costituzione di una graduatoria permanente provinciale per docenti precari che possono vantare almeno 180×3 giorni di servizio nelle scuole pubbliche, negli ultimi dieci anni, svolti entro l’anno scolastico 2019-2020, su materia e sostegno. La graduatoria terrà conto dei titoli culturali e di servizio, sarà finalizzata alle assunzioni a tempo indeterminato per costoro, fino all’esaurimento della stessa.

Solo successivamente all’attivazione di tale procedura di assunzione si garantirà L’ABILITAZIONE attraverso il primo anno di ruolo che dovrà quindi essere formativo, con il supporto di un tutor ed un colloquio finale.
Questa al momento è l’unica vera richiesta che risolverebbe realmente il problema del precariato.
Questo è ciò che proponiamo, ciò in cui crediamo e ciò per cui ci battiamo.

Tutti insieme venerdì 17 gennaio presidio davanti alla prefettura di Milano – Corso Monforte 31 – in preparazione dello sciopero generale della scuola il 14 febbraio.

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Fonte Orizzonte Scuola

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