Docenti, maestri di un’arte rara: aiutare gli altri a superare i temporali della giovinezza. Lettera

Ogni anno che passa è occasione per ripulire, riassettare, uscire dal recinto dei propri confini culturali, rinnovare l’impegno di formatori per attingere forza e coraggio dagli insegnamenti dei tanti semi gettati, dai frammenti luminosi di quel sole tardo-pomeridiano che irradia bellezza, ma anche da chi, senza parole, con un semplice sorriso, ringrazia per aver ricevuto qualcosa di nuovo e meraviglioso.

L’educazione, dunque, non è una cosa, non è un fatto oggettivo, ma uno stato esclusivo che nasce da un rapporto che si ha con qualcuno. Non si concretizza necessariamente con l’amore, ma nell’intimità del proprio io, in una disposizione dell’animo legata a circostanze esterne capaci di mutare le cose e noi stessi.

Non sorprende quindi che l’educazione valichi i confini del programma e degli eventi in programma e abbia nei suoi scaffali pagine che, senza troppa rigidità e precisioni geometriche, delineano quei principi di unità interiore, di fortezza, di perseveranza, di controllo delle proprie libertà, che rilanciano con coraggio e pazienza nuova gli insuccessi precedenti e accendono l’ardente speranza di ogni azione educativa.

Oggi, più di ieri, l’educazione, anche se non può essere considerata la chiave infallibile di ogni singolo problema, ha una importanza determinante, in quanto, permette di agire con maggiore incisività nella vita di tanti adolescenti e li aiuta a rispondere ai grandi interrogativi dell’esistenza e, soprattutto, ad essere liberi dalle imposizioni delle mode e dei consumi.

Non c’è giorno ormai che, a vari livelli, non si parli di scuola, di educazione, di strutture, di programmi, di discipline, di stipendi ecc.: anche questo è segno della crescente convinzione che i progetti educativi non sono semplici istruzioni per l’uso, non si improvvisano, richiedono continui sforzi, vanno inquadrati in progetti più ampi da attuare a lunga distanza e sono strettamente collegati a fattori esterni che non vanno sottovalutati, perché agiscono sulla nostra mente, controllano i nostri pensieri, costringono a muoversi, a razionalizzare il cammino per superare momenti di nebbia e di oscurità.

Tracciando significativi percorsi formativi per la società, il lavoro creativo dei docenti, sapiente, articolato, dinamico, faticoso, anche se non sempre seducente, coinvolge profondamente ed è, sicuramente, una vera gioia, una parte fondamentale ed essenziale di tutto ciò che riguarda il futuro e il divenire dell’uomo.
Scuola, pertanto, non può essere solo forte volontà di sacrificio, instancabile dedizione di docenti più o meno motivati: sarebbe una romantica e amara illusione.

Le responsabilità sono molto grandi per essere di esclusiva pertinenza dei professori e non c’è cuore che non manifesti il bisogno di coinvolgere i tanti compagni di viaggio.

Per questo, anche se l’educazione gioca con elementi la cui risposta non sempre è certa e prevedibile, non si può fare a meno di riflettere sulle carenze e sulle debolezze di un mondo, di una società, di una famiglia che, orientativamente, non sono dei buoni alleati della scuola e, spesso, rifuggono da ogni condivisione in campo educativo.

È vero che, a volte, gli itinerari educativi proposti non sempre possono essere pensati e vissuti come “interventi di successo”, ma chi educa sta’ bene attento alla strada, mette pali indicatori, segue una filosofia di vita che dà via via sicurezza e incoraggia nelle difficoltà.

La scuola è un pozzo profondo, è una sorgente inesauribile da cui poter attingere sempre nuova acqua per appagare la sete di conoscenza.

Le vie nelle quali la scuola fa camminare sono un itinerario fondamentale su cui verificare l’autenticità degli sforzi compiuti e sperimentare di persona insuccessi e vittorie.

Chi entra in una classe scopre un corpo vivente fatto di mille legami, di fatti e parole, di responsabilità, di movimenti interiori che ripagano di quella fatica che si coglie immergendosi in essa.

Ed è per questo che, ogni anno, si rinnova quell’esigenza dell’anima che indica e domanda quale fioritura possano aver prodotto i semi gettati.

I professori, dunque, non sono persone chiuse nelle abitudini delle quotidiane pratiche educative, ma strumenti meravigliosi e ricchissimi, organi dalle mille canne e dai vastissimi registri che esercitano una grande attrazione sugli animi smarriti, maestri di un’arte rara che è quella di aiutare gli altri a vivere, a superare i temporali della giovinezza.

Pertanto, un’ammirazione speciale per l’opera educativa non può mancare, deve costantemente trovare spazio nel cuore di ogni uomo ed esprimere il significato profondo di un cammino, quello educativo, che, in modo armonico ed equilibrato, lascia nell’educando un segno indelebile che travalica il tempo e lo spazio e rappresenta un rifugio sicuro, un’ancora di salvezza, una risposta concreta alla crisi sociale e all’emergenza educativa del nostro tempo.

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