Disagi agli scrutini: docenti chiedono l’aumento dovuto e dicono no ad ogni forma di autonomia differenziata

Il lavoro nella scuola è diventato non fonte di reddito, ma paradossalmente fonte di disagio sociale ed economico tale da offrire a Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna il pretesto per chiedere l’autonomia regionale anche nel settore dell’istruzione, mascherando in tal modo il progetto eversivo e contrario ai principi costituzionali fondamentali di uguaglianza, solidarietà e unicità e indivisibilità della Repubblica, sotteso alle intese presentate da queste regioni.

Il problema del livello stipendiale inadeguato dei docenti, che parte da una base di 1300 euro e che ha perso potere d’acquisto, non è più una mera rivendicazione di categoria, ma una priorità nazionale per il funzionamento delle scuole di tutti gli ordini e gradi.

Il Ministro Fioramonti ha individuato la portata strategica di questa misura e si sta spendendo nella direzione giusta, ma il Governo potrebbe dirottare i fondi altrove.

Ormai la professione docente è diventata la professione dei meridionali e dei poveri grazie al mancato adeguamento degli stipendi al costo della vita.
Le risorse vanno trovate ora: sappiamo che sono consistenti , ma rinviare la soluzione al problema porta ad un aggravarsi ulteriore della situazione , perché i mancati progressivi adeguamenti nel corso degli anni hanno comportato che le risorse da investire sono andate di anno in anno ad aumentare acquisendo una mole che incombe in maniera importante sulla manovra di bilancio.

Pertanto I partigiani della Scuola Pubblica, insieme a tutte le altre sigle aderenti chiedono che venga corrisposto un aumento di stipendio, consistente e dignitoso in conformità alla professione, che sia a tre cifre, con contestuale abolizione del bonus premiale, che tenda ad una perequazione retributiva per i docenti di ogni ordine e grado, perché è meglio iniziare un percorso di adeguamento progressivo per tutti i docenti, che lasciare ancora il problema a maturare fino a far implodere un sistema scolastico già fortemente provato.

Contestualmente ci opponiamo fermamente anche alla spinta autonomistica che, con la scusa degli aumenti di stipendio, fa emergere chiaramente la volontà di tenere in scacco, controllare e sfruttare elettoralmente un’enorme quantità di lavoratrici e lavoratori ricattabili e destinati a lungo precariato, e un totale asservimento della Scuola, del suo personale, dei suoi programmi, che sarebbero calibrati sul localismo particolaristico delle singole “piccole patrie”.

Se questo Governo non intende correre ai ripari, saremo costretti a creare disagi agli scrutini del primo quadrimestre.

FIRMA
“I Partigiani della Scuola Pubblica, “
“Professione insegnante”
“Lip Scuola”
“Scuola Bene Comune”
“Docenti per la Scuola Statale pubblica”

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