Diploma magistrale. 8 gennaio, presidio davanti all’USR Lombardia contro i licenziamenti e l’esclusione dalle GaE

L’incontro, tenutosi il 4 gennaio tra il ministero della Pubblica Istruzione e le parti sociali, si è concluso nel nulla. Per l’ennesima volta CGIL, CISL, UIL, GILDA e SNALS si sono mostrati complici di chi con arroganza e disprezzo continua a giocare con le vite di migliaia di lavoratori.

Non faremo sconti a nessuno, neanche a quei sindacati che per anni hanno anteposto la strada del ricorso alla lotta per lucrare sulle aspettative dei lavoratori trattati come galline dalle uova d’oro da spennare con l’ennesimo ricorso truffa.

A causa della campagna elettorale e delle elezioni RSU si è deciso di “congelare” questa situazione indecente.

Rispediamo al mittente la finta apertura nei confronti dei lavoratori che dovrebbero mantenere il proprio ruolo fino a giugno solo per garantire il funzionamento regolare delle scuole.

SIAMO LAVORATORI, NON PEZZE da utilizzare per coprire le falle di un’amministrazione pronta a licenziarci quando in estate non serviamo più.

Non svenderemo la nostra professionalità, non parteciperemo a nessuna fase transitoria che punta ad intensificare maggiore sfruttamento per i docenti storici e per i nuovi assunti.

Il valore abilitante all’insegnamento nella scuola primaria del Diploma di Maturità Magistrale relativamente ai titoli conseguiti entro il 2001 – 02, non solo non è mai stato revocato (nessuna norma può avere effetto retroattivo), ma è stato anzi ribadito negli anni da leggi, note, comunicati e circolari ministeriali oltre che da una sentenza della Corte Costituzionale.

Esso quindi costituisce titolo valido di accesso alle Graduatorie Permanenti ad Esaurimento come il possesso di una qualsiasi abilitazione o idoneità acquisita a seguito di concorso e ha permesso, negli anni scorsi, l’assunzione a tempo indeterminato di migliaia di docenti della scuola primaria che oggi, pur avendo superato l’anno di prova, rischiano di essere licenziati per colpa di una sentenza del Consiglio di Stato che spazza via ogni loro diritto.

Dopo anni di precariato e sfruttamento i docenti, laureati e specializzati che hanno permesso il regolare funzionamento della scuola, torneranno ad essere supplenti di istituto, nominati dai dirigenti scolastici ad anno inoltrato per coprire i posti vacanti che si genereranno in seguito ad uno dei più grandi licenziamenti di massa della storia del settore pubblico.

Infatti questa sentenza coinvolgerà tutti quegli insegnanti abilitati mediante PAS e TFA coinvolti nella spirale dantesca dei ricorsi.

Come docenti auto-organizzati non abbiamo mai avuto fiducia in una giustizia pilotata da un governo che, per la prima volta dopo il fascismo, nomina direttamente Alessandro Pajno, uomo di fiducia dell’ex premier Matteo Renzi, presidente del Consiglio di Stato.

Non abbiamo mai avuto fiducia neanche nel governo del PD, che oltre alla propaganda delle centomila assunzioni volute per imporre una pessima legge, la 107, tutt’ora osteggiata dalla maggior parte degli studenti e dei docenti, non ha mai voluto trovare soluzioni valide per superare il precariato storico della scuola.

La politica di questo e dei precedenti governi ha abdicato al proprio ruolo di legislatore in favore di una giustizia che ha smentito se stessa annullando le precedenti sentenze positive per migliaia di docenti.

Tra questi insegnanti, tuttavia, non rischiano il licenziamento quelli che hanno già ottenuto una sentenza di merito.

Pur riconoscendo il giusto diritto dei colleghi a mantenere il proprio ruolo, ci chiediamo in che modo sia possibile tollerare una simile disparità di trattamento all’interno del nostro ordinamento costituzionale.

Per questi motivi non siamo disposti a subire passivamente l’arroganza di una “giustizia” complice della politica, incapace di rispettare i diritti dei lavoratori. Seppur a fine legislatura dovrà essere questo Governo a sanare una situazione inaccettabile che getta la scuola primaria nel caos. Infatti, nonostante le promesse da campagna elettorale, strumentalmente messe in atto per trasformare i diritti in merce di scambio, siamo consapevoli che l’instabilità politica, di un futuro Governo che rischia di non formarsi, non scongiurerà i licenziamenti. A salvarci non potranno essere né futuri ricorsi, né le promesse elettorali dei soliti noti che, dalla Moratti alla Gelmini, hanno contribuito a smantellare il sistema dell’Istruzione Pubblica.

Per questo come lavoratori auto-organizzati abbiamo aderito allo sciopero della scuola e organizzato la protesta di Milano.

Insieme ad altri coordinamenti metropolitani, dopo l’8 gennaio siamo intenzionati a convocare un’assemblea pubblica aperta alle realtà solidali e ai sindacati ai quali chiederemo di indire un nuovo sciopero, con manifestazione nazionale a Roma sulla base di una piattaforma rivendicativa chiara e radicale scritta con i lavoratori e per i lavoratori.

Lavoratori della scuola autorganizzati Milano
Coordinamento Lavoratori della scuola “3 ottobre” Milano

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