Decreto scuola, e gli insegnanti esclusi? Lettera

Lettera

Molti degli esclusi dal provvedimento lavorano in scuola statale con supplenze annuali in virtù di aver maturato un punteggio in scuola statale, percorsi IeFP (regionali, dunque, con risorse pubbliche), scuole paritarie. Tutti loro dove potrebbero essere stabilizzati, dove lavorano, ovvero lo Stato? Non di certo dove non lavorano più da anni, magari. Oppure tutti loro sono figli di un dio minore?

Peccato che la normativa scolastica parla di “parità”, di “scuole del sistema nazionale”, peccato che il punteggio è riconosciuto nelle graduatorie pubbliche. Peccato che queste scuole assolvono all’obbligo scolastico, peccato che rilasciano titoli di studio riconosciuti in Italia ed Europa (che verrà a conoscenza di tutto ciò!!!) Peccato che il provvedimento è discriminante e per questo dovrà o essere migliorato in parlamento, oppure inevitabilmente verrà impugnato nei Tribunali.

Tutti i cittadini devono essere al corrente che i ricorsi che fa lo Stato e vengono persi non li paga l’autore del provvedimento errato, ma i cittadini stessi. Se il salvaprecari/ammazzaprecari fosse stato inclusivo non ci sarebbero cause e studi legali da pagare, di certo i cittadini sarebbero stati contenti e anche gli insegnanti dato che il provvedimento ideato è selettivo, dunque, non si poneva la questione del merito.
Trattasi di un piano secondario, quello che sindacati e Miur intendono a breve discutere che mette su un livello differente insegnanti che lavorano nello stesso istituto con medesimi incarichi di altri docenti precari o di ruolo.

Trattasi di insegnanti, spesso che ricoprono le parti alte delle graduatorie di istituto, i primissimi posti, e che di certo anche l’anno prossimo avranno modo di stipulare supplenze al 30 giugno o al 31 agosto, dunque loro dovrebbero pagare di tasca propria l’abilitazione che per chi partecipa allo straordinario e raggiunge il punteggio di 7/10 sarebbe gratuita. Altra grande discriminazione.

Perciò un nuovo accordicchio non sarà gradito né agli esclusi che dovevano partecipare al concorso straordinario, né ai cittadini che dovranno pagare i costi di provvedimenti che saranno vagliati dalla magistratura.

Perciò è bene modificare da subito la parte discriminante che sottende solo un ragionamento che anche i sassi hanno compreso: non ci sono soldi per la stabilizzazione dei docenti precari, si preferisce non pagare il periodo estivo e non far avere gli insegnanti in cattedra a settembre. Si ricorda che stanno pervenendo ora le richieste di cattedre intere di sostegno. E siamo a metà ottobre.

Per il disagio arrecato le famiglie ringraziano e ringrazieranno anche il prossimo settembre, perché da quando scuola è scuola, mai questa situazione è cambiata e mai cambierà, se non vi è la volontà di stabilizzare chi ora sta lavorando, senza inutili esclusioni.

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Fonte Orizzonte Scuola

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