Dal fine vita ai vaccini, chi decide come dobbiamo curarci?

Periodicamente, dal mare magnum delle notizie, ne emergono alcune che costringono a fermarsi e riflettere. Sono le notizie che toccano i temi della vita e della morte. Ricordate le disposizioni di fine vita, il testamento biologico? La riflessione sull’eutanasia? E  le polemiche sulla cura non convenzionale dei tumori. Ora è il momento dei vaccini. La questione è ogni volta il confrontarsi con aspetti che non sono e non possono essere di pura natura tecnica, perché investono una sfera che è pesantemente intima e riguarda il rapporto unico e misterioso che abbiamo con la vita che ci anima. Nella relazione con la vita e la morte, dove finisce la legge e dove comincia la responsabilità del singolo? E in che modo l’istituzione può e deve o non può e non deve interferire?

Quale è il rapporto tra libertà di cura e responsabilità civile? Su questioni come queste non possiamo fare finta che il conflitto tra individuo e società non esista: il singolo e il gruppo, le ragioni particolari dell’individuo, i suoi valori da un lato e le statistiche della società, le sue logiche su larga scala, gli interessi globali dall’altro. In questa dinamica, la scienza medica che posizione occupa? Vi sono due ordini concettuali. Da un lato l’evidenza scientifica di efficacia dell’intervento medico che deve essere garantita: spetta alla comunità medica, agli Ordini professionali, alle società scientifiche pronunciarsi in merito alla validazione scientifica delle terapie e degli interventi di prevenzione.

Siamo nell’era della medicina evidence based, basata sulle validazioni scientifiche piuttosto che sull’ipse dixit di uno scienziato, come era in passato nella cosiddetta medicina eminence based. In quest’epoca, tuttavia, abbiamo assistito a una crescente accuratezza della diagnostica e della tecnologia farmaceutica, ma non possiamo dire altrettanto per la capacità prognostica. Nel mio libro, Anatomia della coscienza quantica, ho evidenziato come la medicina che pratichiamo sia assai precisa nella formulazione di una diagnosi quantomeno descrittiva della patologia,  ma non lo sia rispetto alla prognosi, che di frequente si rivela errata.

Questo accade perché la prognosi viene valutata in termini statistici, e indica cosa accade nella maggior parte dei casi, a fronte di quella specifica diagnosi, se si attuano le cure comunemente impiegate. Ma non sappiamo nulla di cosa realmente accadrà al singolo individuo, né tanto meno di cosa gli accadrebbe se non attuasse solamente le cure o gli interventi che si fanno nella maggior parte dei casi. Sostanzialmente dunque, una volta espressa la diagnosi, o svolto un intervento medico, seppure preventivo, è molto difficile dire cosa realmente accadrà a quel singolo soggetto.

E qui entra il secondo ordine concettuale, peraltro garantito anche dalla nostra Costituzione, che attiene alla libertà di cura. È libero un soggetto di scegliere quale terapia o quale intervento preventivo vuole seguire? È lecito per un individuo decidere se farsi o non farsi operare, se sottoporsi o meno alla chemioterapia o alla radioterapia? E fino a che punto un genitore può esercitare la sua libertà di scelta in merito alla cure o agli interventi di medicina preventiva praticati sui propri figli?

Come comporre queste due realtà? Come garantire che la serietà scientifica venga mantenuta e che le persone non cadano nella trappola di sedicenti guaritori, venditori di fumo, medici che combattono crociate personali contro il sistema, al contempo garantendo il diritto costituzionale alla libertà di cura, persino in campi non convenzionali e non ancora documentati secondo i canoni della medicina evidence basedC’è solo una via ed è la conoscenza.

È necessario che gli individui siano posti nella condizione di conoscere realmente quali sono le terapie disponibili, le linee guida, quali i rischi delle cure convenzionali e non, le controindicazioni di un intervento medico e le conseguenze legate al rifiutarlo. Ogni individuo ha diritto alla libertà di cura, e deve essere messo nelle condizioni di poter esercitare realmente questo diritto, il che deriva da una conoscenza della verità su farmaci, interventi di cura e interventi di prevenzione.  La libertà di poter decidere di se stessi è imprescindibile nella dignità umana e condiziona la risposta alle cure e la salute. Ben-essere, libertà e verità sono inscindibili. “La verità vi renderà liberi”. Così è stato detto. Così è ancora.

L’articolo Dal fine vita ai vaccini, chi decide come dobbiamo curarci? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Erica Poli

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