Cyberbullismo tra scuola e famiglia, corsi di formazione

La cronaca ne parla sempre più raramente, sopraffatta da fenomeni più attuali che riguardano i giovani e il sesso, i ragazzi e le “challenge”, le cosiddette sfide, ma il bullismo, oggi come in passato, continua a fare vittime.

Solo è cambiato. Se un tempo si consumava in classe o in squadra e il caso rimaneva isolato, terminando nella propria camera o tra le braccia dei genitori, oggi, con la totale immersione nel digitale, i confini si allargano e in un click tutti sanno tutto. E su Internet è per sempre.

DAL BULLISMO AL CYBERBULLISMO

Tecnologie sempre più avanzate e “accessibili” (nel prezzo oltre che nell’usabilità) si diffondono tra “concepiti” e migranti digitali (minori e adulti). Tutti hanno un cellulare, a partire dai 9 anni. È regalo più gettonato per la prima comunione, ma non risparmia i più piccoli, forse più per un bisogno di controllo a distanza da parte di genitori sempre più indaffarati e meno presenti. L’uso è massiccio e spesso scarsamente regolato da norme condivise su tempo e modalità.

Del resto social network e giochi on line sono pensati per intrattenere e ingabbiare. Coinvolgenti e intriganti consentono di condividere ogni dettaglio della propria vita in un solo passaggio, per aumentare la propria notorietà, per farsi notare nel gruppo di pari. Gli stessi videogiochi consentono partite multiple a ripetizione, sfidando amici lontani e personaggi sconosciuti. In entrambi i casi ad alimentare quel desiderio di stare incollati allo schermo è la dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, lo stesso che crea dipendenza da sostante e, appunto, tecnologie.

In questo scenario e dietro lo schermo, è più semplice attaccare chi è debole e indifeso, chi non se la sente di trasgredire o strafare per essere accettato nel gruppo e, spesso, per un atteggiamento fuori della norma del branco, viene preso di mira.

In rete è più facile. In rete un’immagine, un video, un messaggio, un’offesa si diffondono alla velocità di un bit tutte le volte che il bullo, trasformato in cyber, decide di infierire. E allora succede che la vittima si senta persa, presa d’assalto da quelli che credeva amici, o compagni di scuola.

Capita anche che molti ragazzi si rifugino completamente nel web, creandosi una vita solo online, perdendo la consapevolezza dei confini tra vita reale e vita virtuale (es. Hikikomori).

LA PRIMA LEGGE NAZIONALE CONTRO IL CYBERBULLISMO

Il primo traguardo, dopo un lungo percorso durato anni, è stato raggiunto con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3 giugno 2017 della Legge 29 maggio 2017 n. 71 sulle “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” da oggi in vigore.

COSA PREVEDE LA NORMA

La Legge, dedicata a Carolina Picchio, prima vittima di cyberbullismo, è un importante punto di partenza in risposta ai fenomeni dilaganti di prevaricazione e valorizza l’aspetto educativo e formativo rispetto a quello repressivo.

IL CYBERBULLO

Entra per la prima volta nell’ordinamento una definizione legislativa di cyberbullismo. Bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Nonché la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.

LA VITTIMA DI CYBERBULLISMO

Il minore che abbia compiuto 14 anni e sia vittima di bullismo informatico (nonché ciascun genitore o chi esercita la responsabilità sul minore) può rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media per ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso su Internet che deve essere eseguita entro 48 ore dall’istanza.

I TAVOLI TECNICI E LE SCUOLE

Viene istituito un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo che prevede l’adozione, da parte del ministero dell’Istruzione – di concerto con il ministero della Giustizia – di apposite linee di orientamento prevenzione e il contrasto del fenomeno nelle scuole. In particolare, le linee di orientamento prevedono una specifica formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e l’introduzione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti.

In ogni istituto scolastico è stato designato un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyberbullismo, che collabora con le Forze di polizia, le associazioni e con i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio in caso di necessità. Le scuole hanno avviato percorsi e interventi di prevenzione e informazione, con la promozione dell’uso consapevole di internet.

In caso di episodi di bullismo via web, il questore può ammonire l’autore con un provvedimento analogo a quello adottato per lo stalking: fino a quando non sia stata presentata querela o denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali commessi, mediante Internet, da minorenni sopra i 14 anni nei confronti di altro minorenne, il questore può convocare il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale), ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

IL MONDO DEGLI ADULTI

Adulti, genitori, insegnanti ed educatori affrontano con comprensibile disagio la complessità delle interazioni tra gli adolescenti, mentre il divario culturale viene amplificato dalle nuove tecnologie psico-sociali, gli sms, le chat, i social-network. Per questo è sempre più necessaria un’alleanza educativa tra tutti i soggetti adulti che possono osservare e prestare ascolto per intervenire con efficacia. Per questo sono necessari percorsi formativi specifici come quelli che propone Pepita Onlus, da oltre 15 anni al fianco dei ragazzi, dei docenti e dei genitori.

PEPITA ONLUS – L’ESPERIENZA DELL’EDUCARE – è la cooperativa sociale composta da educatori esperti in interventi educativi e sociali, percorsi di formazione e attività di animazione rivolte a scuole, comuni, oratori e parrocchie. Da oltre quindici anni è attiva nella realizzazione di attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Collabora con enti e istituzioni universitarie, tra cui Ufficio Scolastico Regionale. Ha stretto partnership importanti con “agenti educativi” autorevoli, come Fondazione ATM e Google.

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Fonte Orizzonte Scuola

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