CUB aderisce a sciopero 25 ottobre: 200.000 mila precari e stipendi inaccettabili, il disagio della scuola

Di motivi per protestare le lavoratrici ed i lavoratori della scuola ne hanno a iosa. Ma sono soprattutto due le questioni che, in questo momento, muovono alla protesta.

La prima è la questione della precarietà. Abbiamo avuto un inizio d’anno travagliato e caotico; non è ancora finita la confusione generale, la ricerca affannosa del supplente ma una cosa la si può affermare: i precari nella scuola italiana sono circa 200.000. Erano oltre 200.000,1 secondo una stima della Fondazione Agnelli, anche nel 2008. Dopo più di un decennio, dopo le inutili promesse di un certo numero di Ministri dell’Istruzione, ben poco è cambiato. Ad essere precari non sono soltanto i docenti a tempo determinato: sono precari anche tutti gli altri, che si trovano a lavorare, magari in età avanzata, in condizioni di gravi difficoltà, in istituti troppo spesso carenti se non addirittura fatiscenti. Soffrono di lavoro precario i collaboratori scolastici, decisamente sotto organico, gli addetti alle segreterie, su cui gravano adempimenti burocratici crescenti. Sono precari i neo-immessi in ruolo, costretti a lavorare lontano dalle loro case e dalle loro famiglie con stipendi da fame.

Ed ecco la seconda questione per cui protestare: una retribuzione inccettabile.

Se si ha la pazienza di consultare il sito dell’ISTAT, alla pagina in cui è possibile calcolare la soglia di povertà assoluta per nucleo famigliare, si scoprirà che, considerando una famiglia che viva in una città del Nord con più di 250.000 abitanti, composta da due genitori e un figlio tra i 4 e i 10 anni, la soglia di povertà assoluta viene fissata a 1.404,06 euro nel 2018 (con due figli si passa a 1.668,35 euro).2 Lo stipendio di ingresso (0-8 anni) di un docente di scuola secondaria superiore, che quindi guadagna qualcosa in più dei suoi colleghi della primaria e della secondaria di primo grado, sfiora i 1.400 euro: non c’è bisogno di alcun commento.

Un Paese che tratta in questo modo gli insegnanti che dovrebbero formare le nuove generazioni è un Paese indecoroso. C’è una sola via d’uscita da questo stato miserando: una forte e continuativa mobilitazione della categoria, volta a rivendicare migliori condizioni di lavoro e di trattamento economico ma anche una scuola che sappia trasmettere sapere, coscienza critica, senso della cittadinanza.

Il prossimo 25 ottobre chiediamo, perciò, la soluzione del problema del precariato ed un rinnovo contrattuale che ci faccia recuperare quanto abbiamo perso in dieci anni di blocco dei contratti del settore pubblico. Ci brucia ancora l’aumento stipendiale del 3,48% (un vero insulto!) con cui si è chiusa l’ultima tornata contrattuale.

Si invitano tutti i colleghi a sostenere questo sciopero, che dovrà essere un segnale per il nuovo Governo, affinché dalle parole si passi ai fatti e vengano restituite alla scuola quelle risorse che spettano di diritto ad una istituzione così importante.

Lo sciopero del 25 ottobre sarà uno sciopero generale: sappiamo di non essere i soli lavoratori precarizzati, sfruttati, sottopagati. Per questo la nostra lotta si unisce alla lotta di tutte le altre categorie che, come la nostra, sono in stato di sofferenza.

Le nostre priorità sono salute, reddito, lavoro, conoscenza: sono le basi per costruire una civiltà più giusta, in cui l’unica legge non sia il profitto per pochi e la miseria per molti.

CUB Scuola Università Ricerca

La portavoce nazionale

Giovanna Lo Presti

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