Crocifissi nelle scuole di Catanzaro, Possibile Calabria: mai una autotassazione per un banco, un libro, una lavagna

Il principio di Laicità della Scuola Italiana, come dell’intero apparato statale, riapre con frequenza e assiduità nuove stagioni di confronto e chiarimenti, soprattutto per disinnescare polemiche infondate e ambiguità evidenti.

Appare chiaro che non ci troviamo nel campo della libertà di culto, poiché tale ambito personale è ben presente e radicato nella cultura italiana

È invece il complemento a tali libertà, quelle appunto che fanno capo ai diritti civili che non riesce ancora a prendere piena consapevolezza della sua importanza perché vittima di attacchi ideologici e strumentalizzazioni incaute.

Ne troviamo piena dimostrazione nella ‘generosità’ della Commissione Cultura della Città di Catanzaro che è addirittura arrivata all’estremo gesto dell’autotassazione per riportare il crocifisso nelle scuole primarie del capoluogo di regione della Calabria. Un gesto che non ha pari. Infatti mai un organismo consiliare di Catanzaro aveva pensato di devolvere soldi di tasca propria per aiutare gli studenti: mai un banco, mai un libro, mai una lavagna.

Corre infatti ricordare che il diritto allo studio nella Regione Calabria arriva fino ai 10 anni, alla fine delle elementari, dopodiché i libri vanno comprati tutti, salvo avere un reddito sotto la soglia della povertà.

Quello che ci lascia veramente perplessi però, è l’utilizzo di una motivazione per giustificare tale azione tanto ambigua quanto impropria: il rispetto delle tradizioni storiche e delle radici culturali. Forse è sfuggito ai membri della Commissione che l’Unità d’Italia ha avuto come principale oppositore lo Stato Pontificio. E forse è anche sfuggito loro che tra gli accordi contenuti nei Patti Lateranensi non compare in alcun paragrafo l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Appare chiaro che si tratta di un evidente tentativo di guadagnare consensi a discapito di diritti puntualmente negati. L’aspetto forse più rischioso di dichiarazioni così avventate è proprio la mancanza di coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa e questo per un semplice motivo: l’idea di scuola aperta, libera e plurale è alla base di un sistema scolastico che si definisce avanzato.

La scuola che ti insegna a studiare e pregare appartiene invece a modelli educativi tipici degli stati teocratici, proprio quegli stati che si dice di voler evitare in Italia. Allora ci piacerebbe capire quale metro di misura si usa: il metodo delle libertà o quello delle imposizioni religiose. Non è prevista una terza via.

Crediamo fermamente che la battaglia sui diritti civili e la nuova cittadinanza passi anche attraverso una simbologia nuova, specialmente per dimostrare che il sistema formativo italiano è pronto ai cambiamenti storici, sociali e culturali che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. La presenza sempre maggiore di studenti, soprattutto nella nostra regione, provenienti da nazioni e culture diverse infatti non può essere affrontata solo in chiave religiosa: c’è da insegnare prima di tutto le regole della convivenza e della cooperazione interpersonale ed i valori che rendono i cittadini uguali tra loro.

Allo stesso modo ci sentiamo in dovere di portare l’attenzione verso tutti quei genitori calabresi che ancora non riescono a trovare ascolto nella loro richiesta di frequenza dell’ora alternativa alla religione cattolica per i propri figli: una scelta che prescinde dalle posizioni religiose ma nasce da convinzioni personali che la scuola ha il dovere di rispettare in quanto diritto riconosciuto. A loro, che quotidianamente trovano confusione nelle risposte delle scuole o imbarazzo in docenti che non sanno cosa insegnare, va tutto il nostro supporto e la nostra comprensione, nella speranza comune di poter avere un giorno una Scuola realmente a misura di libertà personale.

POSSIBILE CALABRIA

Il Comune di Catanzaro distribuisce il crocifisso a scuola

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Fonte Orizzonte Scuola

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