Cosa può ancora fare il Partito Democratico per la scuola

Vi siete mai chiesto perché il mondo della scuola vi abbia trattato così duramente.

In questi anni tantissimi colleghi hanno lavorato giorno e notte per stilare le tante proposte con l’obiettivo di migliorare la scuola e, puntualmente, il PD ha sempre sbattuto in faccia la porta a questo grande lavoro prodotto dai veri esperti della scuola, cioè noi insegnanti.

La “buona scuola” è stata duramente contrastata e bocciata dal 90% degli insegnanti, dal personale Ata e da un nutrito gruppo di dirigenti scolastici.

Eppure voi continuate ad insistere sulla didattica delle competenze.

Ad oggi ringraziamo i parlamentari del Movimento 5 Stelle, ed in particolar modo la Senatrice Bianca Laura Granato e la Deputata Lucia Azzolina che stanno lavorando alle proposte di legge che aboliscono alcune parti della Legge 107, in particolare la chiamata diretta e gli ambiti disciplinari, ripristinando la titolarità di scuola, restituendo la libertà d’insegnamento tutti coloro che dal 2015 ad oggi l’avevano perduta o perché immessi in ruolo dall’entrata in vigore della Buona Scuola o perché perdenti posto, essendo soggetti a contratti triennali e a ruotare su ambito territoriale senza certezza della sede di lavoro. Contro le classi pollaio, la difesa dei precari storici per l’immissione in ruolo e il NO alla regionalizzazione della scuola, essendo anche incostituzionale.

Il prof. Paolo Latella nel suo articolo ricorda che nel convegno organizzato a Roma il 13 novembre 2018 dall’Associazione Nazionale Presidi, venne presentata la proposta di un nuovo modello didattico. Quello della trasversalità, de “La scuola del futuro al MAXXI – Bellezza, efficacia, sicurezza”, continuare con la scuola delle “competenze” con queste linee guida:

– cancellazione delle materie scolastiche, sì agli argomenti:

la priorità secondo l’ANP è abolire le materie, non più, quindi, Italiano, Matematica, Scienze, Chimica etc. Addio quindi alle discipline per dare spazio agli argomenti.

– cancellazione delle graduatorie permanenti e d’istituto, deve essere il dirigente scolastico a scegliere i supplenti sulla base delle competenze.

Secondo Antonello Giannelli presidente ASP, bisogna abolire le graduatorie per fare in modo che i dirigenti scelgano i propri docenti sulla base delle competenze.

In quel convegno la senatrice Malpezzi apprezzò molto questa proposta che noi invece consideriamo reazionaria.

Questo è il modello innovativo di didattica che vuole portare avanti il Partito Democratico con l’ANP?

Secondo noi è un’inversione pericolosa che cancellerebbe la scuola pubblica laica statale, come in effetti vuole la Lega e le prove “tecniche” di distruzione dell’istruzione statale in Friuli Venezia Giulia sono di fatto più che un indizio.

Avremmo degli istituti dove il il dirigente scolastico, padre e padrone, nominerebbe dei laureati ai quali farebbe insegnare diversi argomenti, un po’ come avviene in quasi tutte le scuole paritarie religiose e private.

Pillole di cultura “Bordelline” offerti da laureati tuttologi, nominati, gestiti e comandati a bacchetta dai dirigenti scolastici naturalmente a poco prezzo… per ordine dell’Assessorato regionale?

Cara On. Sgambato non ci siamo!

Ricordo alcuni passaggi politici – istituzionali che di fatto hanno minato gli obiettivi di apprendimento nelle scuole italiane come ampiamente descritto dal Prof. Paolo Latella nel suo blog e pubblicato su Orizzonte Scuola e Notizie della Scuola in questi mesi:

Il Governo Gentiloni (2017) e ovviamente il Ministro dell’istruzione Fedeli non applicarono le tre sentenze esecutive del Tar del Lazio, che chiedevano l’immediato ripristino delle ore di lezione cancellate delle materie di indirizzo, negli istituti tecnici e professionali ma addirittura emanarono due decreti “politici” per annullarle.

La riforma Gelmini-Tremonti (PDL- Forza Italia – Lega) (tra il 2008 e il 2011) aveva tagliato 8 miliardi di euro alla scuola statale e di fatto aveva prodotto pesanti danni alle attività laboratoriali (il laboratorio di matematica era stato eliminato, gli insegnanti madrelingua erano state cacciati dalle scuole con il pretesto del taglio della spesa pubblica, indebolendo il sistema di apprendimento delle lingue straniere), mandando a casa 200 mila insegnanti, cioè sono state tagliate 200 mila cattedre.

Con la riduzione del 50% le ore di lezione e di conseguenza migliaia di insegnanti rimasero senza cattedra, vennero dirottati sul sostegno con corsi di riconversione obbligatori.

Sulla Gazzetta Ufficiale furono pubblicati il DPR 31 luglio 2017 n. 134 integrativo del regolamento di riordino degli istituti tecnici (DPR 88/10) e il DPR 31 luglio 2017 n. 133 integrativo del regolamento di riordino degli istituti professionali (DPR 87/10). Questi decreti integrativi chiusero per sempre la possibilità agli studenti italiani di raggiungere le competenze professionali con un monte ore adeguato, confermando di fatto la riduzione drastica delle ore di laboratorio. I decreti n. 133 e 134 fornirono solo le motivazioni, per altro assurde, sulle modalità di definizione dei nuovi quadri orari. In questi regolamenti non c’è mai stata un’indicazione rispetto alle ore illegittimamente ridotte nei percorsi di vecchio ordinamento.

I governi di destra e sinistra pensarono soltanto alla riduzione della spesa pubblica, produssero solo tagli nella didattica sia nelle scuole secondarie di primo grado (medie) e secondarie di secondo grado (superiori). Altra idea fallimentare è stata la riduzione di un anno del percorso scolastico nei licei sperimentali.

Confermando la riduzione drastica delle ore di lezione delle materie tecniche e professionali (DPR 133 e 134 del 31/07/2017), il PD con la “Buona Scuola” ha minato definitivamente il futuro degli studenti.

Se il Partito Democratico crede nel diritto costituzionale dell’istruzione di Stato e mette al primo posto la scuola pubblica laica statale allora deve presentare in Settima Commissione Cultura ed Istruzione della Camera e del Senato queste proposte che riguardano:

1) Ripristino del 50% delle ore tagliate di laboratorio negli gli Istituti Tecnici e Professionali e delle materie di indirizzo

2) Adeguamento dello stipendio degli insegnanti, come da media europea chiedendo l’abolizione del DL 29/93

3) Rettifica degli scatti di anzianità, da 9 a 3 anni

4) Tutela giuridica per la figura professionale d’insegnante e indennità di rischio nel cedolino stipendiale

5) Aggiornamento e formazione professionale gratuita per gli insegnanti

6) Detrazione fiscale pari al 70% (affitto, carburante, altro…) per gli insegnanti temporaneamente trasferiti in altre città per svolgere la professione.

7) Abolizione del finanziamento pubblico alle scuole paritarie

8) Urgenza di fondi economici pari a 15 miliardi erogati in tre anni (5 miliardi/anno)

Prof. Riziero Agostinelli

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Fonte Orizzonte Scuola

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