Concorso dirigenti scolastici, indecente spettacolo contro i vincitori. Lettera

Lettera

Mi riferisco all’ultimo concorso a preside, che è stato parzialmente annullato dal Tar Lazio per la presunta incompatibilità di tre commissari.

Signor Ministro, questo concorso, per come è stato congegnato, ha consentito a molti candidati onesti di raggiungere l’ambito traguardo solamente grazie al proprio impegno e alla propria preparazione, eppure è stato travolto da una disgustosa campagna mediatica diffamatoria e
demolitoria, di cui riferirò nel seguito.

Premetto che, per la prima volta, forse, nella storia della P.A., politici e giornalisti hanno manifestato grande interesse verso una selezione pubblica. Uno strano interesse, però, che dà voce unicamente alla delusione rabbiosa dei candidati esclusi, dando così all’opinione pubblica un’immagine distorta della situazione.

Ecco perché la mia preoccupazione va oltre la semplice vicenda concorsuale e investe una sfera più ampia, cioè quella riguardante la meritocrazia e il rispetto della verità.

Inizio con il fare alcune considerazioni su taluni aspetti inquietanti di questa storia. Sul motivo dell’annullamento. Se è vero che tre componenti (su trecento) hanno operato in condizioni di incompatibilità, significa, evidentemente, che al ministero dell’istruzione qualcosa non ha funzionato. Ma allora, mi domando, come mai l’effetto di questa disfunzione va a travolgere 35 commissioni “incolpevoli” e oltre 3000 candidati innocenti,
ma nulla si dice su come (e se) i responsabili di questo disastro pagheranno per le loro colpe?

Sui danni subiti. Politici e sindacati non fanno che ripetere che un eventuale
annullamento rischia di gettare nel caos il mondo della scuola, come se l’unico danno sociale fossero le scuole senza presidi. Problema serio, certamente. Una emergenza non facile da risolvere. Ma il vero danno è un altro. E’ il senso di sgomento e di impotenza che ha assalito i cittadini nei confronti della pubblica amministrazione con questa assurda vicenda. Mi riferisco ai cittadini onesti.

Quelli che domani, quando decideranno di partecipare a un concorso pubblico, dovranno fare, a questo punto, gli scongiuri, augurandosi che nella commissione esaminatrice non ci sia un commissario incompatibile,
che possa vanificare in un attimo tutta la loro fatica. D’altronde, a quale titolo, e con quali mezzi, un candidato può pretendere questo controllo preventivo sui suoi esaminatori quando partecipa ad un concorso?

E, mi scuso la franchezza, anche una certa sfiducia verso la giustizia, che talvolta dà al cittadino l’impressione di usare pesi e misure diversi nell’applicazione della legge. Quanto è giusta, ci si chiede in tanti, una magistratura che, dinanzi a gravi irregolarità, come quelle denunciate nel 2011 in alcune regioni del Sud, rigetta i ricorsi amministrativi e archivia e/o prescrive per scadenza dei termini le denunce penali, mentre oggi è talmente rigida e inflessibile da mandare all’aria una procedura nazionale per un presunto vizio formale di cui nessun candidato ha colpa?

Sul ruolo che parte della stampa ha avuto in questa vicenda. E’ evidente che contro questo concorso sia stata montata, fin da subito, una campagna mediatica demolitoria. Fin da quando è partita la macchina concorsuale, su giornali e social si è letto di tutto contro il concorso e contro coloro che, via via, superavano le varie selezioni. Alcuni giornali nazionali hanno manifestato un interessamento senza precedenti verso le presunte
ingiustizie subite dai non ammessi, facendo continue allusioni a presunte irregolarità, che hanno ripetuto per mesi come un mantra, come a voler fare al lettore il lavaggio del cervello.

Ma non si è mai visto pubblicare nulla a sostegno di queste accuse, non un solo atto, un solo verbale, una sola prova oggettiva delle lamentate irregolarità. Ed è stato lo stesso Tar Lazio a dissentire dai ricorrenti su ben dieci censure (su undici), giudicandole infondate e non meritevoli di accoglimento.

Ora, un conto è pubblicare un documento anomalo prodotto da una commissione. Ma si è arrivati a fare inchieste “sensazionali”, attingendo addirittura dai forum anonimi di internet, come fonti di informazioni. Da questi forum è stato copiato e incollato di tutto. E così, scherzosi pronostici sugli esiti delle prove (puntualmente disattesi poi dai fatti) sono
diventati per i giornali “fughe” di notizie; le lagnanze di candidati bocciati sono diventate “testimonianze” di cattiva gestione del concorso. Ma, è bene sottolinearlo, veniva messo in risalto sempre e solo il punto di vista dei non ammessi, in barba al codice deontologico dei giornalisti.

Ma dove erano politici e giornali quando il concorso a preside del 2011, considerato il peggiore “pasticciaccio” nella storia della P.A., fu inondato da ricorsi e denunce, con i candidati che denunciavano irregolarità gravissime e invocavano giustizia, senza essere ascoltati da nessuno?

Sulle critiche dei non ammessi. Molte di queste testimonianze lamentano valutazioni inique nelle prove scritte. Le lagnanze sono legittime, per carità, come legittimi sono i ricorsi, se chi ricorre ritiene davvero di essere stato leso. Ma, proprio su questo punto, vorrei esprimere qualche dubbio, altrettanto legittimo, sulla pretestuosità di certe censure.

C’è qualcosa che non torna nelle polemiche dei candidati risultati non idonei alle prove scritte. Infatti, prima della pubblicazione dell’elenco degli ammessi agli orali, molti concorrenti lamentavano nei forum problematiche del tipo: computer obsoleti che avevano funzionato male, tastiere rumorose che avevano impedito la concentrazione, falle nel
sistema informatico che non aveva salvato, violazione dell’anonimato, eccessive difficoltà nei test di inglese, tempi troppo ristretti per poter sviluppare le tematiche proposte, disparità di trattamento con i colleghi di lingua, (che avrebbero avuto un vantaggio oggettivo sugli altri); lagnanze a cui si aggiungerà, in seguito, anche quella sul presunto vantaggio dei concorrenti sardi, e chi più ne ha più ne metta. Una lunga serie di critiche
sulla modalità di svolgimento della prova scritta, che avrebbe impedito a molti candidati di esprimere al meglio la loro preparazione. Tutto questo fino alla pubblicazione del famoso listone. Dopodiché la musica cambiava completamente. Tutti (o quasi) i non ammessi giuravano, ora, di aver fatto ottime prove, valutate male e in modo ingiusto dalle commissioni. E da quel momento ha avuto inizio una lunga saga di insulti e calunnie contro il Miur, contro il concorso e contro gli idonei, tutti quanti accusati di essere
raccomandati, truffatori, imbroglioni, e via discorrendo.

Ma la pretestuosità di certe polemiche è evidentissima, come dimostrano le centinaia di messaggi pubblicati sul forum di Mininterno, dove molti inidonei, dal mese di marzo in poi, si affannavano a cercare cavilli e vizi di forma su cui imbastire ricorsi, puntando all’annullamento della prova scritta. Non si capisce, però, sign. Ministro, perché ci tenessero tanto a far annullare una prova che loro stessi definivano ben fatta, ma valutata
male. Un vero controsenso, che la dice lunga sulla loro onestà intellettuale.

Da mesi, leggiamo quotidianamente sfoghi di docenti che, con inaudita arroganza, accusano le Commissioni esaminatrici di incompetenza e insultano noi vincitori, come se fossimo noi la causa del loro insuccesso.
E, spesse volte, siamo rimasti senza parole leggendo scritti di aspiranti presidi che si esprimono malissimo in italiano, ignorano del tutto la sintassi, antepongono il se al condizionale, ma non si spiegano come mai siano stati bocciati nella prova scritta.

Ora la misura è colma. Mi fa orrore, signor Ministro, che simili personaggi, presuntuosi e cattivi, siano chiamati ad insegnare i valori del vivere civile ai nostri giovani. Io credo che, dopo questo spettacolo indecoroso offerto sui social da chi dovrebbe insegnare agli altri la dignità e la capacità di accettare dignitosamente le sconfitte, il Miur dovrebbe avviare una ispezione interna, per capire realmente il livello umano e professionale di chi opera nel
mondo della scuola. E, soprattutto, di chi ha la pretesa di fare il dirigente scolastico. Sign. Ministro, la sottoscritta afferma con orgoglio di aver superato il concorso Ds 2017, dopo aver studiato giorno e notte per un anno, da sola, senza seguire corsi di preparazione, SENZA RACCOMANDAZIONI O AIUTI DI NESSUN TIPO DA PARTE DI NESSUNO. Consapevole di aver superato tre difficili prove concorsuali, con onestà, rispettando le regole, sottoponendosi a dispendiosi viaggi da una parte all’altra dell’Italia,
ma sempre continuando a lavorare e a dare il massimo ai suoi studenti. E, come me, sarei pronta a giurare altrettanto per molti miei colleghi, persone di grande serietà e preparazione.

Testimonio, inoltre, che in tutte le fasi del concorso, dalla preselezione alla prova orale, non ho riscontrato nessunissima anomalia, inconvenienti tecnici o irregolarità di alcun tipo.

Anzi, ho sempre riscontrato una estrema serietà e severità, sia da parte dei vigilanti d’aula che delle commissioni esaminatrici.
Per questo motivo, io, personalmente- che ho sempre lottato sui giornali contro il sistema delle raccomandazioni- mi sento offesa e oltraggiata da certa stampa che cavalca uno scoop di infimo livello, basato sul nulla, sproloquiando di “raccomandati e soliti noti” e gettando fango sui sacrifici di tanti professionisti onesti. Noti, si, nel proprio ambiente, ma
solo per la loro serietà e devozione al lavoro.

In conclusione, sign. Ministro, Le chiedo di intervenire affinché la P.A. garantisca la massima trasparenza delle operazioni concorsuali, avvii una ispezione interna al mondo scolastico per porre fine al vergognoso spettacolo che taluni docenti stando di se stessi e, quindi, dell’intera categoria, e di vigilare affinché, in questo triste momento della Pubblica Amministrazione, siano tutelati la verità, il merito e, soprattutto, la dignità di chi ha superato onestamente questo concorso. Che, forse, non è piaciuto a tante persone proprio perché ha tagliato le gambe alle tradizionali logiche
clientelari e ha premiato, finalmente, il merito e l’onestà.

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Fonte Orizzonte Scuola

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