Concorso dirigenti come un orrido reality, la scuola dell’attuale millennio! Lettera

C’è la casa-arena, c’è Mininterno; mancano Katniss e Plutarch, forse c’è la ghiandaia, rappresentata dal comitato “Trasparenza è partecipazione”.
Ci sono le tifoserie e ci sono i sindacati, ridotti a curva calcistica; ci sono gli avvocati e gli eroi e gli editti; c’è il TAR che mira a ristabilire giustizia e il ministro che sembra far panchina coi vincitori, come se non fosse il punto di riferimento di tutti i professori: “Prima i vincitori”, in perfetta coerenza con l’avverbio più utilizzato da un certo partito: si procede per slogan e mai per analisi.

I vincitori, poveretti, esattamente come i vinti, in questo momento cinguettano come uccellini implumi in attesa del vermetto, ops…del verdetto, indifferenti da quale parte politica provenga perché, diciamocelo, in questo caso la PA è soltanto il braccio del politico più forte.

Infine c’è un pubblico ristretto, l’unico interessato, composto dalla categoria degli insegnanti e dai genitori che, giustamente, sono stanchi di tante reggenze. Questi attendono, scrutano, temono perché anche le loro sorti sono legate al concorso: tifano ora per gli uni ora per gli altri come quel popolo che gridò “Osanna” prima di urlare “Crocifiggilo”.

I più impavidi spiano i profili dei possibili neodirigenti, a volte azzardano commenti di pancia; c’è solo da augurarsi che non si trovino di fronte a colui che inneggia al nazismo o che non conoscano a collegio l’incantevole seduttrice di certi siti.

Orrido reality show che racconta la Scuola dell’attuale millennio e lo spettacolo è deprimente: qualcuno cerca di richiamare i concorrenti all’ordine ricordando che siamo tutti adulti, qualcuno cita Alberoni e il sentimento di invidia. Si tratta di posizioni legittime ed equilibrate, di persone che hanno vinto senza sotterfugi ma che hanno avuto la non piccola fortuna di capitare in commissioni capaci.

Adesso però costoro si trovano impigliati in una rete a maglie strette, esattamente come coloro che hanno perso perché sono capitati in commissioni sbagliate, come nel mio caso.

C’è un verbo greco che sintetizza bene ciò che è accaduto in questo concorso:τυγχάνω , seguito da participio predicativo e il verbo che ho più amato nella mia carriera di letterata è quello che mi colpisce, come ricorda il suo significato bifronte.
Può un concorso essere deciso da Τὺχη ?
Perché non si grida che è questo il vero scandalo?

Non i commissari incompatibili, fatto grave ma privo di colore per il pubblico italiano abituato da troppo tempo all’illegittimità come decreto legge.

Nessuno si interroga su che cosa sia avvenuto in questo concorso e perché il TAR abbia ritenuto doveroso annullarlo.

Qualcuno ha provato a spiegare che il TAR ha scelto di far franare il gigante dai piedi d’argilla sulla motivazione più chiara ed economicamente sostenibile, l’incompatibilità, non perché le altre fossero infondate ma perché occorrevano maggiori perizie per dimostrarle.

Pochi hanno raccontato lo scandalo delle defezioni dei commissari nelle diverse commissioni, dei verbali compilati prima dell’effettiva correzione della prova.

Nessuno parla del vertiginoso giro di soldi che è andato a sostituire la seconda parte del concorso: il corso che il MIUR avrebbe dovuto tenere per i vincitori e che si è ridotto a una serie di corsi organizzati da soggetti terzi in varie località turistiche in alberghi a cinque stelle pagati da chi?

Nessuno tra noi ricorrenti ha potuto visionare un compito dei promossi, chiedevamo solo questo: capire quali errori ci avessero impedito di accedere all’orale perché la Normativa, diciamocelo, è la stessa per tutti e le domande erano semplici, generiche, accessibili.

Le disparità degli esiti verbalizzati dalle diverse commissioni sono imbarazzanti e noi ricorrenti abbiamo la fondata impressione che, se fossimo capitati nelle mani di altri commissari, avremmo superato la prova e sarebbero altri adesso a ricorrere e con ragione.

Ognuno di noi ha sacrificato la famiglia, ognuno di noi ha speso tempo.
Non ci sono vittime e aguzzini, ci sono uomini e donne che credono nella Scuola e che vorrebbero essere ascoltati dal Ministro Bussetti, ministro di tutti.

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