CNDA ai sindacati: modificare in sede di contrattazione blocco 5 anni mobilità

Occorre innanzitutto ricordare, cari Sindacati, che tale blocco non esisteva al momento di iscrizione al nostro concorso. Esso è stato imposto successivamente (dalla legge di bilancio 30 dicembre 2018 n. 145 e dal recente decreto 126 da poco convertito in legge) cambiando in modo assolutamente scorretto le regole in corsa.
A rendere peraltro tutto più assurdo e surreale c’è il fatto che, tale blocco vale solo per alcuni dei partecipanti al concorso ma non per altri: riguarda infatti solo coloro che sono stati chiamati in ruolo nel 2019 mentre non vale per i colleghi del 2018.
Insomma hanno creato figli e figliastri tra i partecipanti allo stesso concorso.
Ricordiamo che la scelta della regione (la più delicata e importante delle scelte al momento dell’iscrizione) è stata effettuata con le regole del bando allora vigenti e sulle quali ognuno di noi partecipanti ha immaginato e costruito un proprio progetto di vita. Il cambio in corsa delle regole manda in frantumi tale progetto. La regione dove espletare il concorso è stata infatti dettata anche dalla possibilità di fruire della mobilità e dell’assegnazione provvisoria per avvicinarsi alla propria famiglia, possibilità che all’ epoca dell’iscrizione al concorso era concessa.
Non si possono cambiare le regole in corsa e, con la pretesa di difendere il diritto dei ragazzi alla continuità didattica, CALPESTARE un altro sacrosanto diritto: quello dei docenti di potersi spostare e vivere serenamente vicino ai propri figli, ai propri genitori, ai propri affetti. Ci chiediamo e Vi chiediamo cosa può offrire un insegnante frustrato che si trova lontano da casa. Come può una madre educare i propri studenti, mentre le viene negato di fare altrettanto con i propri figli. Altro che entusiasmo e motivazione, probabilmente rabbia e frustrazione guideranno il suo operato.
Molti di noi hanno un’età media vicina ai 50 anni e, se costretti a stare lontano dal luogo di residenza per tanti anni, saranno obbligati a rinunciare al ruolo e alla scuola. Come in molti casi è già successo.
In pratica con questo blocco la nostra vita è affidata ad una sorta di roulette russa: se ti va bene capiti in una scuola raggiungibile giornalmente e puoi continuare a lavorare. Se invece ti va male e ti mandano a 300/400 km da casa e ci devi stare minimo 5 anni allora devi cambiare mestiere.
Peraltro ci sono Regioni come Lombardia e Puglia la cui distanza tra una provincia e l’altra è anche maggiore ai 400 km). Si crea l’assurda situazione che un docente di Lecce, ad esempio nell’anno 2019, sia mandato a Foggia (perché non ci sono posti a Lecce) e che nell’anno successivo 2020 un docente di Foggia sulla stessa cdc sia mandato a Lecce (perché non ci sono posti a Foggia) e che entrambi debbano rimanere bloccati per 5 anni quando invece si potrebbero semplicemente scambiare i posti e permettere a entrambi una vita dignitosa, mantenendo peraltro inalterato il contingente regionale.
Dietro a tutto ciò, cari Sindacati, ci sono padri e madri a cui viene di fatto distrutta la vita familiare.
E il diritto alla continuità didattica, lo ribadiamo, non può valere di più del diritto alla mobilità, fondamentale per avere un docente sereno.
Serve ragionevolezza e buon senso quando vengono cambiate in corsa norme così delicate e decisive per la vita dei lavoratori: tale blocco, può essere eventualmente rivolto ai partecipanti ai nuovi concorsi, perchè in questo caso conoscono le regole del gioco prima di spostarsi e possono decidere con serenità se accettarle o meno ma tutto ciò non può essere imposto a cinquantenni che AVEVANO REGOLE DIVERSE.
Noi chiediamo semplicemente che, in sede di contrattazione, venga ristabilita la parità di trattamento tra i partecipanti alla stessa procedura concorsuale e il ripristino delle regole vigenti al momento dell’iscrizione al concorso.

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