Cittadinanzattiva: scuole innovative nelle Aree Interne

La proposta viene dall’On. Filippo Perconti, deputato del M5S che oggi ha partecipato all’incontro “Rimuovere ostacoli a scuole nuove nelle aree interne”.

L’evento è stato organizzato a Roma da Cittadinanzattiva e Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD) con la partecipazione di SNAI – Strategia Nazionale per le aree interne, nell’ambito della terza edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Scuole nuove ma soprattutto innovative nella didattica, nell’utilizzo di nuove tecnologie, nella riformulazione degli spazi, nel rapporto con il territorio e le comunità di riferimento. Sono le esperienze condotte nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne portate all’incontro di oggi da sindaci e coordinatori tecnici dell’Abruzzo, della Sardegna, dell’Emilia Romagna, del Piemonte e della Calabria. Il cambiamento e il rilancio delle aree interne passa necessariamente per la realizzazione in tali aree di un’offerta di istruzione di qualità che divenga orgoglio per i ragazzi e le ragazze di questi territori. Vuol dire sostituire nuove scuole a plessi scolastici dispersi e obsoleti, assicurare a studenti e studentesse una massa critica che consenta loro un’adeguata socializzazione, adattare gli indirizzi alle effettive opportunità di lavoro di quelle aree. In 6 delle 72 aree-progetto della SNAI, cittadini, insegnanti e sindaci hanno trovato coraggio e forza per unificare l’istruzione in poli scolastici di qualità.

Le esperienze

La strategia per il Basso Sandro-Trigno, in Abruzzo, prevede la realizzazione di un nuovo plesso scolastico che sia riferimento per 6 comuni dell’area e che sarà caratterizzato da una didattica inclusiva, innovativa, ispirata alle caratteristiche del territorio e soprattutto aperto alla comunità. “E’ stata una scelta coraggiosa – ha raccontato il sindaco di Carunchio Disabella – Ma adesso i tempi sono fondamentali. Dal 2015, quando c’è stata la dichiarazione d’intenti dei sindaci coinvolti, abbiamo avuto lo scorso 24 maggio il parere positivo da parte del MIUR e l’inaugurazione è prevista per il 2025. Tempi troppo lunghi”.

Nell’area interna dell’appennino emiliano, invece, l’esperienza raccontata dal coordinatore tecnico dell’area Giampietro Lupatelli ha puntato alla creazione del micronido che ha riportato tante famiglie dal fondo valle.

Nell’arroccata valle Maira e Grana, in Piemonte, cittadini, insegnanti e sindaci hanno preso coraggio per portare il nuovo plesso scolastico a Prazzo, in alta valle, prevendendo anche una sezione dell’infanzia e, fiore all’occhiello, una foresteria per ospitare studenti e docenti “fuori sede”.

Nell’area del Gennargentu-Mandrolisai, in Sardegna, invece si è fatta una scelta diversa: piuttosto che puntare ad polo scolastico unico, si è deciso di investire sul sistema di trasporto locale per consentire anche a chi viene da altri paesi di raggiungere i 5 istituti superiori e nello stesso tempo farli diventare un’eccellenza, puntando sull’innovazione della didattica, sia nella strumentazione che negli spazi, e in una offerta formativa focalizzata sulla vocazione turistica e agro-alimentare della zona. Sono previsti anche incentivi economici per i docenti.

In Calabria, invece, due esperienze a confronto, una “fallimentare”, come l’ha descritta Giovanni Soda, responsabile per la Calabria della Strategia per le aree interne, e una virtuosa. La prima ha interessato l’area del Reventino-Savuto, in provincia di Cosenza, dove la nuova scuola è stata bloccata dopo che la regione Calabria ha approvato una deroga che consentiva di mantenere in vita i plessi scolastici anche con solo 10 alunni. La seconda, nella Grecanica, in pieno Aspromonte, ha permesso invece di adeguare sismicamente un grande istituto scolastico non utilizzato, e con l’impegno degli 11 Comuni della zona, si è puntato alla Smart school, un modello di scuola innovativa e molto vicina alle tradizioni linguistiche e culturali della zona ispirata da INDIRE.

Annalisa Mandorino, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, ha puntato l’attenzione sulle “tre pietre di inciampo che vanno rimosse perché le aree interne siano risorsa per il futuro, una risorsa che non possiamo sprecare: tempi troppo lunghi per l’approvazione dei progetti, norme poco flessibili e non “personalizzate” sui luoghi, mancato confronto tra le istituzioni che spesso sembrano remare in direzioni opposte”.

Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, ha sottolineato che “la sfida è fare tesoro e portare a sistema le esperienze che funzionano. Perché la scuola nelle aree interne può rispondere, e molte esperienze raccontate oggi lo dimostrano, a quei criteri di qualità, diversità e innovatività che il futuro ci chiede”.

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Fonte Orizzonte Scuola

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