CI RISIAMO SCUOLE CHIUSE EDUCATORI/TRICI DI SERIE A E B, COMUNI CHE DANNO IL 100% E ALTRI CHE ELARGISCONO LE BRICIOLE. 100% PER …

CI RISIAMO SCUOLE CHIUSE EDUCATORI/TRICI DI SERIE A E B, COMUNI CHE DANNO IL 100% E ALTRI CHE ELARGISCONO LE BRICIOLE. 100% PER TUTTI/E!!


DOPO UN ANNO SIAMO ANCORA COSTRETTI A LOTTARE PER IL 100% DELLE ORE E DELLO STIPENDIO..

Ad un anno di distanza dal primo lockdown la situazione per molti educatori ed educatrici di Rimini e provincia rimane invariata: perdita di ore, orario lavorativo incerto e indicazioni che cambiano ora dopo ora. In tutto il territorio riceviamo segnalazioni da parte di educatori/trici di diminuzioni orarie, nonostante la possibilità per i bambini disabili e BES di frequentare la scuola in presenza.
Ogni Comune e ogni Dirigente Scolastico applica le sue regole creando così una forte disomogeneità di trattamento per gli educatori e le educatrici, ma anche per le stesse famiglie.
Alcuni Dirigenti decidono di tenere aperte le scuole dalle 9 alle 12, altri dalle 8:30 alle 12:30, altri ancora mantengono l’orario scolastico come prima della chiusura. Un’amministrazione comunale concede 10 ore ad educatore per ogni bambino, un’altra acconsente ad effettuare tutte le ore dell’educatore in presenza e un massimo di 10 ore in DAD, un’altra ancora accorda sole 6 ore a fronte di 12/15 per l’educatore dell’infanzia, un’altra ancora delega l’organizzazione oraria alla Dirigente Scolastica e agli insegnanti di sostegno..
Il risultato è una partita di poker in cui devi sperare di avere una mano di carte buone per vincere la partita: di lavorare o frequentare (nel caso delle famiglie) una scuola con una Dirigente pronta a tutelare i diritti e ad accogliere le esigenze di tutti, di effettuare il servizio educativo in un Comune che assicura continuità di lavoro e reddito per la figura educativa.
Ciò che però più ci preoccupa, e su cui ancora non abbiamo risposte, è la strada che decideranno di percorrere le cooperative sociali, che gestiscono il servizio educativo in appalto nei diversi Comuni, per coprire la perdita di ore da parte degli educatori/educatrici. Le cooperative richiederanno il FIS? Useranno le ferie accumulate dai lavoratori/trici? Oppure come addirittura si vocifera in una coop proveranno a proporre un adeguamento contrattuale a ribasso?
Durante il primo lockdown abbiamo ben capito che il FIS non è un ammortizzatore sociale in grado di sorreggere il reddito di una lavoratrice/tore del sociale poichè consiste davvero in pochi spiccioli. Abbiamo anche compreso che non tutte le cooperative anticipano il FIS, per cui alcune di noi hanno iniziato a vedere i soldi dell’ammortizzatore sociale, richiesto a marzo, solo nel mese di maggio. Infine abbiamo visto che le ferie possono coprire poche settimane e già come stiamo capendo dalle notizie che corrono sui media la chiusura delle scuole potrebbe prorogarsi fino a Pasqua.
Dopo la prima settimana di chiusura delle scuole risulta ben chiaro che il nodo principale che sta riemergendo, ancora una volta, è il legame tra precarietà e reddito per gli operatori/trici del servizio educativo scolastico. Precarietà che è causa di discontinuità di reddito per educatrici/tori che perdono ore di lavoro a causa di una chiusura delle scuole, che è di fatto indipendente dalla loro volontà. Precarietà che è causa di discontinuità di reddito per le lavoratrici precarie con figli piccoli, costrette a richiedere un concedo parentale pagato al 50% che, nel settore educativo a causa degli stipendi già bassi, significa davvero una miseria.
Dopo un anno dalla scoppio della pandemia siamo ancora costretti a lottare in ogni scuola e in ogni comune per poter mantenere l’intero monte ore e il 100% dello stipendio, con l’aggravante che molte lavoratrici del settore educativo, a prevalenza femminile, siano costrette a scegliere tra rimanere a casa prendendo pochi euro di concedo parentale oppure andare a lavorare improvvisando soluzioni praticabili per il babysitteraggio dei propri figli.
Non ci viene altro da dire che questo 8 marzo è tutt’altro che un bel regalo per le educatrici e soprattutto per le madri educatrici!

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