Caro ministro Azzolina, elimini Invalsi, bonus merito, potenziamento. Lettera

Lettera

Molti di noi ritengono che una cospicua somma per incrementare gli aumenti di stipendio ai docenti sia recuperabili proprio con l’eliminazione del nefasto provvedimento e di alcuni istituti collegati all’autonomia scolastica.
Le chiediamo pertanto:
l’abolizione dell’INVALSI, carrozzone utile solo al suo autosostentamento, visto che i dati rinvenienti dai suoi test sono in chiara contraddizione con la realtà oggettiva. Lei stessa, come gran parte delle eccellenze del governo Conte, proviene dalla Scuola del SUD, ormai tanto bistrattata e umiliata da test di cui dovremmo cominciare a dubitare. In tutte le più prestigiose Università del mondo ci sono professori Italiani e Meridionali, come anche Dottori di Ricerca e altre figure di elevato livello. Gli stessi docenti del Nord sono in gran parte docenti meridionali alle prime armi. L’Invalsi ammette il suo fallimento nel suo tentativo di attenuare la sperequazione culturale fra ceti sociali e fra Nord e SUD e ammette che alcune competenze importanti come quelle di comunicazione verbale e scritta, affettive e relazionali non sono valutabili con una prova standardizzata. In un mondo globalizzato, in cui finanche gli ideatori della didattica per competenze comprendono il fallimento di tale metodologia, l’Italia destina circa 22.000.000 di euro all’INVALSI.

L’eliminazione del Bonus di Merito che è servito solo a premiare gli atteggiamenti servili verso la dirigenza e a creare di fatto una struttura piramidale in cui alcuni docenti, pur di ricevere tale elemosina, vendono la loro dignità. Anche questo rappresenterebbe un bel gruzzolo da conferire nel forziere, destinato ad un ulteriore aumento dello stipendio dei docenti.

L’eliminazione di tutte le fonti di finanziamento per le attività del PTOF (documento programmatico che contraddistingue l’identità della scuola) istituite con la L. 107/2015. Queste risorse si aggirano intorno ai 900.000.000 Euro. Le scuole, infatti, con la loro offerta formativa si pongono sul mercato per raccogliere quante più iscrizioni possibili. Questa riforma neoliberista prevede che le scuole siano in competizione per la sopravvivenza, opponendosi al decremento demografico e alla riduzione di organico correlato all’elevata numerosità di alunni per classe, con esasperate attività di orientamento in ingresso. A farne le spese è la formazione tecnica e professionale, fiore all’occhiello del nostro sistema educativo. Infatti, Onorevole Ministro, il boom economico come il Made in Italy, non sono stati creati dai laureati della Bocconi (quelli hanno creato la crisi del 2009!), ma dai periti, dai geometri, da ragionieri usciti dalla Scuola Italiana! L’emulazione del modello anglosassone è stato un grave errore: noi non avevamo molti laureati solo perché avevamo un’ottima scuola tecnica e professionale, che forniva realmente le COMPETENZE necessarie al mondo del lavoro.

Bisognerebbe ripensare ai finanziamenti alle scuole private e paritarie che sono chiaramente in contrapposizione con quel “senza oneri per lo stato” sancito dall’articolo 33 della Costituzione, e costituiscono una grossa fetta delle risorse conferite alle scuole (circa 700.000.000 di euro annui). Soldi che non vanno certamente nelle tasche dei docenti, visto che in tali scuole sono sottopagati.

L’eliminazione del potenziamento e dell’organico dell’autonomia, che è un inutile spreco economico per lo Stato. I docenti del potenziamento non possono essere utilizzati come supplenti temporanei e perciò, molto spesso, diventano oggetto di malversazioni poiché sono destinati ad attività in orari extra-curriculari o non gradite, mentre a causa dei pensionamenti della quota 100 i numerosi posti curriculari sono attribuiti a supplenti, andando così ad alimentare un mercato clientelare del precariato, che qualcuno userà alle prossime elezioni. Gli insegnanti del potenziamento potrebbero essere perciò strutturati in orario curricolare nella disponibilità dei posti della classe di concorso. Per ciò che riguarda la strutturazione dei docenti di Diritto si potrebbe pensare al ripristino della disciplina alle condizioni precedenti alla legge Gelmini.

Non ci risponda, per cortesia, che il provvedimento non sia abrogabile con un nuovo Testo Unico, poiché sarebbero messe a rischio le assunzioni della L. 107/2015.
Con due lauree, di cui una in Giurisprudenza, con alle spalle un’esperienza da sindacalista, sicuramente saprà che non si può essere licenziati nella Pubblica Amministrazione, dopo un periodo di 16 mesi di assunzione, per cause che dipendono dalla stessa Pubblica Amministrazione.
Le chiediamo, pertanto, una Scuola che ridia dignità ai docenti e cancelli le sperequazioni di potere fra docente e dirigente create da un provvedimento che era finalizzato a mettere a posto tutti i tasselli dell’Autonomia, ormai divenuta solo strumento clientelare e di distruzione della scuola pubblica.
La legge 107/2015 ha comportato anche un incremento di sperequazione economica fra docente e dirigente. Noi non possiamo assistere a questa enorme e ingiustificata diversificazione di trattamento.
È inaccettabile che si continui a considerare il personale docente, ossia la parte più vicina alla realizzazione della formazione e dell’educazione degli studenti, i professionisti della formazione, come classe impiegatizia, subordinata e discriminata economicamente rispetto ai dirigenti.
Con l’augurio di un meraviglioso 2020, sperando che questa lettera sia di buon auspicio per il nuovo anno e il nuovo Ministero, la ringrazio per l’attenzione accordatami.

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