Cambiano i Governi, ma i docenti dell’algoritmo sbagliato sono ancora al nord. Lettera

Nell’ormai lontana estate del 2015 ci fu detto che- in caso di mancata accettazione- non saremmo più stati destinatari di proposte di assunzione a tempo indeterminato, che saremmo stati depennati dalle Gae, e ci fu proposta/imposta così, quale ultima spiaggia per l’agognato ruolo, la scelta tra 100 province, cui un algoritmo – studiato appositamente per noi- avrebbe assegnato la sede in base a criteri di merito. Nulla di più falso!

Oggi, i Tribunali, e finanche lo stesso ministro dell’istruzione in carica, ne riconoscono la fallacità! Allora, esultano euforici i docenti ‘esiliati’, è fatta! Cambia il governo, ma i docenti restano tutti saldamente ai loro posti al nord, sperando nel riequilibrio di una situazione ingiusta ed abnorme. Ma ancora nulla. Qualcuno prende fiato con qualche assegnazione provvisoria, soprattutto con il servizio sul sostegno ai disabili. Ma è poca cosa.

Noi 23mila docenti rimaniamo confinati in forza di un diabolico contratto triennale che- nel frattempo- ha fomentato speranze in altre categorie di docenti, precari e senza concorso, che ora si fanno avanti pretendendo il ruolo. Alla faccia dell’art.97 (IV comma) della Costituzione e dei concorsi che hanno già superato coloro che annaspano al nord!

Perché di questo si tratta, di un arrancare quotidiano, di un dramma sociale a causa di un allontanamento forzoso. Famiglie divise, costi insostenibili, docenti cinquantenni trattati con sufficienza sui luoghi di lavoro, anche a causa dell’ennesimo stereotipo che vuole i suddisti venuti a ‘rubare’ i posti ai nordisti. Ignoranza anacronistica, visti i flussi migratori attuali e futuri della popolazione mondiale!

Ci sentiamo dire la solita cantilena: “avete voluto il ruolo?” E dunque? Sfidiamo chiunque, a quelle condizioni ricattatorie, a non accettare. Il ruolo ci spettava di diritto, dopo aver superato concorsi pubblici vari e preparazione sui libri, su corsi di specializzazione e sul campo. Non abbiamo tolto nulla a nessuno. Anzi, la nostra esperienza è stata posta sempre al servizio degli studenti con costante dedizione ed abnegazione. Anche adesso, che lavoriamo in condizioni indicibili, moralmente frustranti. Vi sono colleghe che hanno rinunciato, altre che si sono ammalate…

Mi chiedo: quali colpe dobbiamo espiare?

Quest’anno ci sarà un’occasione d’oro a causa del numero elevato dei pensionamenti, ma per problemi organizzativi, sfumerà anche questa opportunità. Ci sono i posti e ci sono le coperture finanziarie. Non c’è nessun alibi od impedimento per provvedere. Eppure, chi dovrebbe rappresentarci e tutelarci si defila.

La politica non sposa la nostra causa, giusta e nobile da perorare, ma improduttiva- forse- in termini di ritorno elettorale. Siamo i nuovi lebbrosi, gli appestati di cui nessuno vuole neppure sentir parlare. Siamo destinati a vagare in questo limbo ancora per molto.

Cerchiamo di levare le nostre voci, ma le nostre parole s’infrangono contro muri invalicabili.

Qualsiasi peccato si sia compiuto, siamo stati puniti abbastanza. Ormai è tempo di rientrare.

Se non ora, quando???

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Fonte Orizzonte Scuola

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