Bussetti: tema storia scelto da 1,1% studenti, ora trasversale. Docenti organico potenziato per approfondirla

A ribadire l’importanza di questa materia è il ministro Bussetti, secondo il quale la storia è fondamentale.

Bussetti rassicura che la storia starà nel percorso di studi in un articolo pubblicato sul sito di AdnKronos. Come ha più volte assicurato, anche in occasione delle simulazioni degli esami di maturità, la traccia di storia è trasversale nelle altre proposte.

“Nessuno – ha ribadito il Ministro – ha intenzione di penalizzare una disciplina come la Storia che è fondamentale per la crescita di cittadini responsabili e consapevoli. E infatti sarà presente sia nel percorso di studi dei ragazzi, sia alla maturità. Anche più che in passato. Per quanto riguarda l’Esame di Stato, la storia sarà proposta, in modo trasversale, non in una sola tipologia di prova, come accadeva prima, ma in più tracce. Gli studenti – ha ricordato – hanno avuto modo di verificarlo grazie alle simulazioni nazionali della prima prova che abbiamo sottoposto loro nei mesi scorsi. I temi proposti in quell’occasione sono stati molto apprezzati dai maturandi che hanno potuto affrontare questioni storiche più che negli anni scorsi. Occorre poi ricordare una cosa – ha aggiunto – la prima prova dell’Esame è una prova di lingua italiana, il cui obiettivo è l’accertamento delle competenze linguistiche e argomentative. Non è una prova ‘disciplinare’. E la storia è una materia fondamentale. Come la filosofia, l’arte, l’economia, il diritto. Cosa direbbero gli studiosi di questi ambiti se dovessimo inserire storia e basta? La prova di italiano si articolerà in sette tracce e una sarà di certo di argomento storico. La storia è una disciplina trasversale. È fortemente correlata alla letteratura, al diritto, alla geografia. Gli studenti – ha evidenziato – la incontrano in maniera diversa anche in ore dedicate ad altre materie”.

Per quanto riguarda l’insegnamento della materia a cui dedicare maggiore attenzione, Bussetti ricorda che ciò è possibile anche grazie all’autonomia scolastica che lascia libertà di impostazione grazie al potenziamento dell’organico.

“Certamente – ha detto Bussetti – si può incrementare lo spazio dedicato a questa disciplina, nessuno vieta alle scuole, nell’ambito della loro autonomia, di adoperare i docenti dell’organico potenziato per approfondire questioni storiche. Gli addetti ai lavori – docenti, sindacalisti, studiosi – queste cose le sanno benissimo. Non ridurrei tutto a un ‘conteggio’ di tempi, non è così che riconosciamo il valore della Storia nella formazione dei nostri giovani”.

Poi, ripercorrendo l’origine di tale provvedimento, Bussetti ha sottolineato che si tratta di una riforma voluta da chi lo ha preceduto. “Devo dire in tutta sincerità – ha affermato il Ministro – che sono stupito dalle polemiche suscitate da questa nuova maturità. Un esame che, mi preme ricordarlo, è stato riformato dal governo Gentiloni sostenuto dal Pd. Noi – è stata la sua affermazione – oggi infatti stiamo attuando una legge del 2017. E abbiamo cercato in questi mesi di farlo al meglio, con importanti correttivi, accompagnando le scuole a questo traguardo. E soprattutto nell’interesse degli studenti. Mi pare – evidenzia – che le contestazioni di questi giorni siano quantomeno tardive. Parliamo di una norma di due anni fa. Viene da chiedersi perché tanto clamore solo adesso? Perché quello che andava bene ieri oggi non va più? Anche nel merito è difficile comprendere questa ‘mobilitazione’”.

Bussetti ha messo anche in evidenza il fatto che in passato la traccia storica sia stata scelta solo dall’1,1% dei maturandi e “questo dato bassissimo dovrebbe far riflettere tutti, in particolare gli storici, a partire dai tanti che hanno firmato l’appello. E penso anche che dovremmo chiederci cosa serve veramente ai ragazzi: un’etichetta su una prova o un ventaglio di proposte che possano dare loro la possibilità di misurarsi sulle conoscenze – anche storiche – apprese e maturate nel corso degli studi? Credo che dovremmo guardare più alla sostanza che alla forma. E al massimo – ha chiosato – interrogarci sul perché negli anni passati il tema storico sia stato scelto da così pochi giovani. È questo che gli studiosi dovrebbero chiedersi e aiutarci a capire. L’obiettivo formativo ed educativo dei nostri ragazzi è comune. Dovrebbe vederci insieme, non su fronti contrapposti”.

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