Buona Scuola, Gavosto: fallimento previsto. Dalla fine del precariato alla chiamata diretta: ecco cosa non ha funzionato

In data odierna, sulle pagine de “Il Mattino”, Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, ha espresso la propria opinione in merito alla Riforma, partendo dai dati di un’indagine svolta dallo stesso stesso quotidiano.

Per il Direttore della Fondazione Agnelli, la Buona Scuola è stato un fallimento prevedibile, considerato che molte disposizioni in essa previsti erano “mal congegnati” sin dall’origine.

Gavosto illustra quelli che, a suo avviso, sono state le principali disposizioni che non hanno sortito gli effetti sperati relativamente ai seguenti aspetti: precariato; valutazione docenti; mobilità nazionale; chiamata diretta

Precariato   

Gavosto afferma che il fallimento della fine del precariato era prevedibilissimo, a causa dei meccanismi di assunzione, che hanno determinato un’immissione in ruolo indiscriminata, nel senso che non si è guardato alle singole situazioni (vedi esclusione docenti graduatorie di istituto) assumendo tutti quelli presenti nelle GaE. tale meccanismo ha portato all’assunzione di  docenti appartenenti a classi di concorso, in relazioni alle quali c’è sempre stato un minore fabbisogno (diritto, musica e storia dell’arte). Ciò ha fatto sì che lo scorso anno scolastico è iniziato grazie alla presenza dei supplenti che pure essendo diminuiti, nel corrente anno scolastico sono comunque tantissimi: circa  80000.

La conseguenza delle assunzioni, secondo il summenzionato criterio, ha fatto sì che i neo assunti confluissero nell’organico di potenziamento, utilizzato prevalentemente per le supplenze.

Valutazione docenti

La valutazione dei docenti, come ben sappiamo, si riflette sull’assegnazione del “bonus premiale” ai meritevoli, i cui criteri di assegnazione, evidenzia Gavosto, non sono noti.

Per il Direttore, inoltre, la  valutazione introdotta con la legge 107/15 contrasta con il sistema di valutazione delle scuole, volto a valutare l’Istituzione scolastica nel suo insieme.

La valutazione dei singoli docenti, secondo Gavosto, introduce un livello di giudizio arbitrario. Sarebbe stato meglio definire un percorso di carriera per i docenti che ne riconoscesse l’impegno e le capacità.

Mobilità nazionale

Il meccanismo della mobilità nazionale, così come delineato dalla legge, andava bene, considerato che il maggior numero di cattedre è al centro-nord Italia, tuttavia la politica ha fatto marcia indietro (Gavosto non esplicita in cosa sia consistita tale marcia indietro, probabilmente si riferisce alle deroghe al vincolo triennale per trasferimenti e assegnazioni provvisorie).

Chiamata diretta

La chiamata diretta si poneva il fine di far scegliere al dirigente scolastico i docenti più adeguati a realizzare l’offerta formativa della scuola, come delineata dal PTOF. Anche in questo caso, afferma Gavosto, il timore dell’impopolarità ha determinato delle modifiche in corso d’opera.

Gavosto conclude il suo intervento affermando che la Riforma non ha riguardato quella che è la principale necessità della nostra Scuola: il miglioramento dei livelli id apprendimento degli studenti.

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