Bullismo e brutto voto in condotta anche se i fatti sono avvenuti fuori dalla scuola? Cosa dicono i giudici

Per i giudici la risposta è affermativa, e neppure rilevano due circostanze: a) che gli atti di bullismo risultino oggetto di accertamento nel relativo giudizio penale, e quindi non sono stati ancora oggetto di condanna; b) che la condotta non si sia svolta a scuola e in orario scolastico, poiché l’articolo 7 del Dpr 22 giugno 2009 n. 122, nel definire i parametri ai quali il Consiglio di classe deve attenersi nel formulare il voto di comportamento (l’ex voto di condotta) considera l’atteggiamento complessivo dello studente ed il suo porsi nei rapporti personali con insegnanti e compagni.

La “valutazione del comportamento”

L’articolo 7 del D.P.R. n. 509 del 2009, in tema di “Valutazione del comportamento”, afferma che lo scopo di tale giudizio è quello di far acquisire agli studenti una coscienza civile fondata sul rispetto dei propri doveri e sul rispetto dei diritti propri e altrui e rimandando ai principi contenuti nel D.P.R. 24 giugno 1998 n. 249 e successive modifiche. Nella formulazione di tale valutazione, particolarmente con riferimento al rispetto dei diritti altrui e delle regole che presiedono la convivenza civile e la vita scolastica, all’istituto scolastico e in particolare al consiglio di classe, viene riconosciuta un’ampia autonomia decisionale.

Il caso esaminato dal TAR Piemonte: 5 in condotta per atti di bullismo ancora oggetto di accertamento penale

 I genitori di un minore si rivolgevano al Tar, chiedendo di annullare il provvedimento con cui il Consiglio di classe aveva bocciato il ragazzo, oltre che sulla base delle insufficienze riportate in due materie, per il contegno tenuto durante l’intero anno, assegnandogli la votazione di 5/10 in condotta. Per i ricorrenti, l’amministrazione scolastica aveva sopravvalutato fatti di rilevanza penale attribuiti al minore, ma non ancora accertati in sede giudiziaria. Il ragazzo, in particolare, aveva posto in essere atti di bullismo che si erano sostanziati in diversi giorni di sospensione dell’attività scolastica, come il danneggiamento dell’automobile del Dirigente ed episodi di aggressività verso i docenti, giungendo a sputare addosso ad una di loro. Ma per i genitori tali fatti non avrebbero dovuto essere tenuti in considerazione ai fini della bocciatura. Il TAR, nel respingere il ricorso avanzato dai genitori, ha evidenziato che il Consiglio di classe ha il dovere di considerare tutte le sanzioni disciplinari riportate dallo studente, incluse quelle conseguenti agli episodi che hanno determinato l’avvio delle indagini penali, pure se, ancora, non se ne sapeva l’esito. Inoltre, ad avviso del Tar, non sussiste alcuna contraddittorietà in ordine alla motivazione fornita dal Consiglio di Classe, in sede di deliberazione, come asserito dai genitori, in quanto è evidente che la bocciatura è stata causata dall’insufficienza in comportamento e tale decisione risulta supportata da adeguati presupposti e da una valida spiegazione (TAR Piemonte – Torino 5 ottobre 2017, n. 1099).

Il caso deciso dal Tar Campania: 7 in condotta per atti di bullismo commessi fuori dalla scuola

L’istituto assegnava a una ragazzina il voto di 7/10 in condotta, in quanto la stessa aveva inviato ad una propria compagna diversi messaggi offensivi, tramite un’applicazione di messaggistica istantanea. I genitori della minore, ritenendo la valutazione iniqua, hanno portato la questione innanzi al TAR Campania, al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento. In particolare, secondo gli stessi genitori, i fatti sarebbero stati commessi in orario e in luogo extra-scolastico, ossia quando e dove l’istituto non aveva alcun potere di effettuare gli opportuni accertamenti. Il Tar ha respinto il ricorso, al contempo evidenziando che il comportamento oggetto di valutazione non deve essere limitato unicamente a quanto accade in ambito scolastico, bensì va inteso come “il complessivo atteggiamento dell’alunno e il suo porsi nell’ambito del percorso scolastico considerato a tutto tondo e quindi, primariamente, nei rapporti personali con gli insegnanti e i compagni”. Pertanto, è bene proporzionare il voto al comportamento tenuto dall’allieva, la quale ha volontariamente realizzato una condotta contraria alle regole del convivere civile e a quelle scolastiche, con la conseguenza che le finalità evidenziate dall’articolo 7 del D.P.R. n. 509 del 2009 possono definirsi non rispettate. Il Tar ha quindi negato ogni rilevanza alla circostanza che l’episodio si sarebbe verificato in luogo e momento extrascolastico, quindi sottratto alla sfera di sorveglianza e valutativa dell’Istituto scolastico. Benché i messaggi offensivi siano stati inviati in orario extrascolastico, la giovane destinataria ha subito gravi effetti negativi che le ha reso assai difficile rapportarsi con i compagni di classe e con la scuola. Come ulteriormente osservato dal TAR Campania, il voto in condotta consiste nel giudizio formulato dall’istituto scolastico in merito a componenti che oltrepassano gli aspetti meramente didattici e che coinvolgono il profilo formativo ed educativo degli studenti, quale risultato dell’interazione consapevole e coordinata della famiglia e della scuola (Tar Campania – Napoli, n. 6508 dell’8 novembre 2018).

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