Bologna, non c’è tempo per la fondazione: 350 maestre in “appalto”

“La situazione? Dire che è esplosiva sarebbe dire poco”. Sono queste le parole che un consigliere comunale di Bologna ha usato per descrivere quello che sta succedendo in città dopo l’annuncio dell’assessore all’istruzione Marilena Pillati. Quella che due giorni fa era solo una proposta della giunta, ora è diventata un dato di fatto. Entro settembre 2012 il personale comunale che si occupa di garantire il sostegno all’handicap e l’orario prolungato in nidi e nelle materne sarà esternalizzato. Stessa sorte farebbero le decine di collaboratori e collaboratrici scolastiche a tempo determinato.

In tutto poco più di 350 persone che dall’anno prossimo si vedrebbero fuori dal perimetro del pubblico. “Pensiamo ad un appalto”, spiegano dalla giunta. “Ma non privatizziamo nulla, anzi garantiremo il posto di lavoro a persone che lo meritano”, ha voluto precisare il sindaco Virginio Merola. Il motivo dell’annunciata esternalizzazione sta nell’effetto combinato del blocco del turn over e del patto di stabilità, che impedisce nuove assunzioni e sostituzioni del personale che va in pensione. Per superare i problemi ci sarebbe stata anche la soluzione fondazione sulla falsariga di quanto fatto a Modena, ma su questo ormai il ritardo accumulato dagli uffici comunali sarebbe troppo grande. Se fondazione sarà, dunque, lo si saprà solo a metà 2013.

Visto le dichiarazioni bellicose di tutti i sindacati, verrebbe però da dire che non tutti credono alle rassicurazioni del sindaco Merola, anzi. Sicuramente non si fidano le 200 tra educatrici e maestre che nel pomeriggio hanno invaso la nuova sede del Comune di Bologna, in piazza Liber Paradisus. “Dobbiamo mobilitarci da subito”, hanno spiegato i sindacalisti di Usb al megafono nella piazza antistante la palazzina comunale. Dietro di loro però c’erano già chi non ascoltava più: “Entriamo, entriamo”.

E così è stato. Con fischietti e megafoni in duecento sono entrate in massa attorno alle 16. Lì hanno fatto la loro assemblea, continuata fino alle 18. Alla fine è stata lanciata una mobilitazione che culminerà nel corteo del 24 maggio. “Andremo a palazzo”, ha urlato al megafono Wilma Fabiani dell’Usb. Gli altri sindacati hanno annunciato le loro assemblee per i prossimi giorni. Così farà ad esempio la Cgil, che dopo avere indetto lo stato di mobilitazione ha chiamato a raccolta maestre e educatrici in Camera del lavoro. Anche per Cisl e Uil la prospettiva dello sciopero non è esclusa.

Per molte delle lavoratrici in protesta la paura è quella di vedere un netto peggioramento contrattuale una volta esternalizzate. “Il contratto delle cooperative lo conosciamo – spiega Laura – e non non piace a nessuno. Si lavora molto di più e si è pagate il 30% in meno”. Altre ancora parlano addirittura di perdita del lavoro. Eventualità difficile, ma a luglio per molte di loro scadrà il contratto. Poi ci sarà un bando e alla fine le coop vincitrici dovranno riassumere. “Chi ci garantisce che ci richiameranno?”, chiede un’educatrice.

Se i sindacati sono ormai tutti sul piede di guerra, sotto le Due Torri anche la maggioranza di centro sinistra sembra scricchiolare, e questa volta su un tema che per Sel (i cui voti in consiglio sono fondamentali) è di primaria importanza. “Chi chiede una scuola dell’infanzia pubblica, laica e gratuita deve averla. Nessun bambino escluso”, spiega il consigliere Mirco Pieralisi. Già nei giorni scorsi Sel aveva puntato i piedi sulla creazione di una fondazione a partecipazione  pubblico-privato. Adesso le dichiarazioni di Pieralisi sembrano in qualche modo lanciare un avvertimento al Pd anche sulla questione esternalizzazioni. I toni però questa volta sono molto più cauti. La soluzione che salverebbe tutti sarebbe la statalizzazione delle scuole comunali, chiesta più volte nei mesi scorsi. “Il Comune di Bologna compie un servizio che dovrebbe essere fornito per legge dallo Stato centrale”, spiega Pieralisi. Difficile però immaginarsi che un aiuto in questo senso arrivi da Roma.

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Giovanni Stinco

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