Bimbo morto a Milano, Cub: serve personale in numero adeguato

È questa la semplice riflessione che ci sovviene alla mente nel momento in cui apprendiamo della tragedia del piccolo Leonardo, il bimbo di cinque anni deceduto in seguito ai gravi traumi riportati dopo essere caduto dalle scale della sua scuola, la Pirelli di Milano.

Non conosciamo a sufficienza i dettagli della vicenda per entrare nel merito del terribile accadimento. Anche per questo ci rifiutiamo di prendere parte alla competizione tra chi cerca a tutti i costi di individuare un capro espiatorio.

Nello stringerci nel cordoglio per il lutto vogliamo però ricordare qual è la situazione con cui ci confrontiamo ogni giorno, quando entriamo nelle scuole a svolgere il nostro lavoro di insegnanti o di collaboratrici scolastiche. Sforzandoci di respingere la rassegnazione, quotidianamente osserviamo un quadro preoccupante.

Una visione ragionieristica degli investimenti di cui necessiterebbe il sistema d’istruzione rende precarie le condizioni di sicurezza degli allievi, proprio come i ritardi nella manutenzione e nella messa a norma degli edifici hanno reso precarie le strutture in cui lavoriamo, o come le politiche dei governi succedutisi negli ultimi decenni hanno moltiplicato la precarietà nella nostra condizione lavorativa (almeno un’insegnante su cinque ha un contratto a termine).

La dotazione ATA di ciascun istituto è ridotta all’osso, calcolata semplicemente sulla base del numero di allievi iscritti, tenendo in scarsissimo conto le esigenze specifiche di ogni istituto. Nelle scuole organizzate su più plessi i collaboratori sono posti di fronte all’impossibilità di svolgere seriamente una reale attività di vigilanza, dovendo sorvegliare contemporaneamente più di un corridoio, quando non addirittura più di un piano. Inutile nascondersi dietro ad alchimie organizzative: semplicemente serve più personale ausiliario.

Inoltre è necessario esigere con forza il ricorso ai supplenti quando il personale si ammala, fosse anche per un periodo breve: una forza lavoro, ormai mediamente anziana e usurata dal lavoro, non può essere costantemente costretta al lavoro straordinario o all’intensificazione, con l’aggravio in termini di responsabilità che ciò comporta.

Analogo discorso vale per il personale docente almeno nel primo ciclo d’istruzione. La riduzione delle ore di compresenza rende meno efficace la sorveglianza nei momenti di ricreazione.

Troppo spesso poi, per ottemperare all’ennesimo dispositivo normativo pensato per risparmiare sulla pelle di tutti, i dirigenti non chiamano i supplenti per le assenze brevi dei docenti, ma provano a servirsi delle risorse della scuola, rompendo le compresenze o distribuendo gli allievi su più classi. Non si possono accettare queste situazioni ed è necessario pretendere che i supplenti vengano chiamati sin dal primo giorno di assenza: ne va delle condizioni di sicurezza di tutti.

È infine indispensabile stabilizzare il personale, trasformando i contratti precari al 30 giugno o al 31 agosto in posti di ruolo. Solo un personale stabile, che conosce a fondo l’istituto in cui opera e non è costretto a un nomadismo lavorativo strutturale (come capita in genere ai precari di terza fascia), può garantire quella sorveglianza adatta alle specificità di ogni scuola, declinata sulle caratteristiche dell’istituto in cui è assunto in forma stabile.

Le scuole saranno davvero sicure solo quando si faranno robusti investimenti nel personale, nella sua formazione e nella messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.

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Fonte Orizzonte Scuola

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