Billie Eilish: quando il pop canta di salute mentale

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Di Agnese Baini

Billie Eilish è una cantante di 17 anni che con le sue canzoni weird-pop/trap-pop quest’anno ha sbaragliato le classifiche mondiali. Ha pubblicato il primo singolo nel 2016 e soltanto quest’anno è uscito il primo album: When We All Fall Asleep, Where Do We Go? [quando tutti ci addormentiamo, dove andiamo?], la canzone bad guy [cattivo ragazzo] (i titoli delle canzoni sono rigorosamente tutti in minuscolo) che abbiamo tutti canticchiato e ballato quest’estate: tre dischi di platino soltanto in Italia e negli Stati Uniti ha raggiunto il primo posto della classifica Billboard Hot 100. È l’artista più giovane ad aver raggiunto questa posizione.

Pochi giorni fa è uscito un nuovo singolo everything i wanted [tutto quello che ho voluto] e inizia così:

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Foto copertina del singolo, illustrazione di Jason Anderson

I had a dream
I got everything I wanted
Not what you’d think
And if I’m bein’ honest
It might’ve been a nightmare
To anyone who might care
Thought I could fly (Fly)
So I stepped off the Golden, mm
Nobody cried (Cried, cried, cried, cried)

[Ho fatto un sogno
Avevo tutto quello che volevo
Non quello che potresti pensare
E se devo essere sincera
Potrebbe essere stato un incubo
A chiunque possa interessare
Pensavo di poter volare (volare)
Così ho saltato da Golden, mm
Nessuno piangeva (piangeva, piangeva, piangeva, piangeva)]

La canzone parla di questo incubo: dopo il suo suicidio dal Golden Gate Bridge di San Francisco scopre che a nessuno importa della sua morte, né al fratello (suo produttore) né ai suoi fan. Durante una riunione di redazione in cui stavamo leggendo questo testo ad alta voce, insieme, è stato chiesto: «E voi non lo avete mai pensato?». Io sì, e voi?

Tutto questo viene raccontato su una bella base con un super arrangiamento (Giovanni Ansaldo fa notare: «Quando Eilish canta «I tried to scream but my head was underwater» anche il suono della canzone va sott’acqua, grazie a un gioco di sottrazioni e di variazione dei volumi»).

L’assurdo è che si possono ascoltare le canzoni di Billie Eilish e non accorgersi della potenza dei suoi testi: una ragazza che a 17 anni scale le classifiche mondiali parlando di suicidio, di depressione e di terapia. Se si fa una ricerca Google con “Billie Eilish Mental Health” appaiono in pochi secondi più di 12 milioni di risultati.

Nel novembre 2018 erano stati divulgati alcuni video di Billie Eilish (allora sedicenne) in cui manifestava alcuni tic. La ragazza allora dichiarò, attraverso il suo account Instagram, di avere a sindrome di Tourette e di esserne a conoscenza fin da bambina; inoltre aveva passato alcuni momenti di depressione. In questo post, letto al tempo da 9 milioni di follower (ora sono 128k), diceva:

«I would love to get this straight so everyone can stop acting goofy. I have diagnosed Tourette’s» [vorrei essere chiara così che tutti quanti potete smettere di sembrare sciocchi. Ho diagnosticata la Tourette]. Oltre a Instagram, la cantante ne ha parlato in un’intervista nel famoso talkshow statunitense di Ellen DeGeneres  La conduttrice ha voluto sottolineare come Elish fosse un’ispirazione per tutti coloro che vivessero nella stessa condizione e su come la sua dichiarazione servisse anche ad informare chi non conoscesse questa sindrome. Molti fan con la sindrome di Tourette la contattarono e raccontarono la loro esperienza e la loro vita sotto quel post. Eilish ringraziò i fan, perché così si sentiva meno sola.

È finita l’epoca in cui il pop era [troppo] melenso e superficiale e ci parlava di amori a prima vista e amicizia? Negli anni Novanta, in particolare dopo il suicidio di Kurt Cobain, erano altri generi a parlare di suicidio, nessuno poteva immaginare che la musica pop, quelle canzoni che tutti finiamo per ascoltare perché passate ovunque dal supermercato all’autobus potessero parlare di questo. Sicuramente trovo davvero interessante che a 17 anni una ragazza riesca a fare delle canzoni così belle e riuscire a parlare di temi così importanti. Non ci resta che aspettare e continuare ad ascoltare e a considerare il pop, soprattutto per la ricezione enorme che ha, come un degno oggetto di studio perché – forse non tutti ce n’eravamo accorti – sta sempre più parlando di salute mentale: non solo Billie Eilish ma Ariana Grande, Demi Lovato, Shawn Mendes.

(Curiosità: la storia dei saltatori del Golden Gate è stata raccontata in questo articolo del New Yorker. Tra il 2000 e il 2018 sono state avvistate più di 2500 persone tentare di saltare, 500 si sono effettivamente gettate; il volo dura 3 secondi e l’impatto con l’acqua avviene ad una velocità di 120 km/h e nel 98% dei casi risulta fatale)

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Fonte forumsalutementale.it

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