Bilancio d’impatto, trasparenza, condivisione

 

di Nicoletta Tranquillo

A Kilowatt, la cooperativa che ho contribuito a fondare nel 2014 e che ha rigenerato e oggi anima Le Serre dei Giardini Margherita a Bologna, abbiamo cercato da subito di dotarci degli strumenti adatti ad operare con successo come “istituzione sociale”, sollecitati anche dalla volontà di restituire valore alla Pubblica Amministrazione che ci aveva concesso un bene da rigenerare e alla comunità a cui, in ultima analisi, il bene appartiene.

Abbiamo trovato una sponda interessante, estremamente utile e soprattutto molto laica, e quindi intelligentemente disponibile ad essere adattata alle esigenze dell’utilizzatore finale, nella Teoria del Cambiamento e nel suo mettere al centro il concetto di impatto. L’impatto è il cambiamento che si vuole generare attraverso un’attività, per noi l’attività imprenditoriale svolta per mezzo di Kilowatt. Se l’impatto è il fine ultimo, la catena di produzione del valore deve essere riletta ed adattata per guidare l’organizzazione a partire dall’impatto e a ritroso, per definire tutti i passi intermedi per arrivarci, ognuno con risultati quantificabili. In questo modo la Teoria del Cambiamento offre sia uno strumento strategico di governo e di visione molto utile per garantire un allineamento tra gli interessi dell’organizzazione e quelli dei soggetti con cui si relaziona (per noi, per esempio, la PA e gli investitori che hanno fornito capitali a Kilowatt permettendoci di investire e crescere), sia uno strumento di management per governare l’operatività in modo trasparente ma anche condiviso. Si tratta infatti di un processo ciclico di progettazione, di verifica e di narrazione.

Questo processo ha delle affinità con un altro processo ciclico che ci è molto familiare e che è alla base del nostro business model come di molti community hub: il processo di community engagement e community organizing volto alla costruzione di una comunità intorno ad un servizio e/o ad uno spazio. Abbiamo provato a combinare gli strumenti e le teorie che regolano questo approccio con il processo di valutazione d’impatto, partendo da una revisione della mappa degli stakeholder che permettesse di posizionarli per cerchi che progressivamente si avvicinano al centro man mano che il livello di ingaggio nella produzione del valore cresce (vedi il Bilancio di impatto di Kilowatt). Questo lavoro permette di aggiungere all’analisi la dimensione relazionale, fondamentale da governare per assicurare successo ad un’impresa.

Infine, l’approccio della Teoria del Cambiamento si presta anche ad essere ibridato con gli strumenti del service design, dove – ancora una volta – l’utente viene messo al centro e coinvolto nella progettazione del servizio. Si può trarre infatti un grande vantaggio in termini di innovazione usando la valutazione di impatto come occasione di co-progettazione ciclica, nell’accezione del design di divergere, prototipare, verificare e infine convergere.

Questi, in breve, sono alcuni dei filoni di sperimentazione che ci permettono di coniugare in modo estremamente sinergico la strategia di sviluppo di una startup come Kilowatt con l’esigenza di rendicontazione, trasparenza ma anche innovazione, dettata dall’operare in un settore a forte valenza pubblica e sociale.

 

 

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Fonte Ferpi

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