Ayahuasca, una sostanza psichedelica per aiutarci a comprendere le nostre coscienze

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L’Ayahuasca è una miscela dei succhi di due piante tropicali: la Banisteriopsis Caapi e la Psychotria Viridis. Contiene, tra le altre cose, il Dmt, sostanza capace di indurre una profonda modificazione nello stato di coscienza, che può manifestarsi in diversi modi, incluse variazioni nella percezione emozionale e cognitiva.

Questa miscela è utilizzata da millenni da alcune popolazioni indigene dell’Amazzonia sia brasiliana che peruviana. Per loro è una pianta sacra e la sua assunzione avviene in determinate cerimonie, peraltro piuttosto frequenti. La utilizzano soprattutto gli sciamani, in Brasile chiamati pajé, per sperimentare la comunicazione con il mondo spirituale. Sembrerebbe che l’Ayahuasca faccia vedere le cose così come sono realmente.

Il tema è profondo e complesso e non è certo possibile esaurirlo con un post. D’altra parte si tratta di un argomento interessante, che coinvolge la coscienza. Ma soprattutto l’uso di questa sostanza si sta diffondendo negli Stati Uniti e in Europa e anche in altri Paesi. Il fenomeno è stato oggetto di critiche, poiché ha assunto caratteri commerciali che non tengono conto della sacralità della bevanda e nemmeno della sua potenziale pericolosità, assunta nei contesti non corretti. È qualcosa da trattare con attenzione, sebbene contenga aspetti assai interessanti. E la demonizzazione a priori del fenomeno della ricerca della modificazione dello stato di coscienza non aiuta a comprendere cosa esso sia realmente.

Il dibattito è ancora aperto ed è complesso e delicato. Sono recenti le polemiche sorte con alcuni articoli su quotidiani e il superficiale intervento delle Iene. L’1 e 2 di ottobre scorsi ha avuto luogo a Praga il Forum Global Beyond Psychedelic. Decine di scienziati delle più eminenti università del mondo si sono riuniti per discutere delle ultime ricerche da loro effettuate sulla coscienza, tramite lo studio degli effetti prodotti sull’uomo da sostanze psichedeliche, sintetiche e naturali che hanno potenti effetti sul sistema nervoso. Sostanze come l’Ayahuasca, Ibogaina, Psilocibina, Mdma, acido lisergico, ketamina e altre.

Uno di loro è il professor Thiago Aruda Sanchez dell’Università Federale di Rio de Janeiro (Ufrj). Siamo andati a trovarlo per fargli alcune domande sulla ricerca che sta facendo da circa due anni su un campione di 19 soggetti che assumono regolarmente Ayahuasca a scopi religiosi. Il professore ci ha ricevuti negli uffici del suo laboratorio della Ufrj. Qui pubblico (per ragioni di spazio) una sintesi del nostro incontro.

“L’esperimento lo stiamo conducendo su persone che da almeno due anni prendono l’Ayahuasca – ci dice il professor Sanchez. Osserviamo il soggetto prima e dopo l’assunzione, che avviene in laboratorio. Ne emergono cambiamenti sul piano comportamentale e cerebrale. Si manifesta una riduzione della risposta emozionale dopo l’assunzione di Ayahuasca, sotto forma di riduzione di ansia e di risposte avversive nei test. Chiediamo al soggetto di riempire un questionario con alcune domande stimolanti sul piano emozionale. Prima dell’assunzione e dopo. Inoltre, dopo l’assunzione, durante un esame di immagini di risonanza, mostriamo alcune immagini di persone di fronte alle quali i soggetti devono dare una semplice risposta Sì/No premendo un bottone. Osserviamo questo effetto tramite la risonanza funzionale, che produce un’immagine digitale del cervello ogni due secondi. L’immagine dà informazioni principalmente sul flusso sanguigno. Tutte le immagini vengono montate insieme, come un film, in modo da poter osservare la variazione di flusso sanguigno nel tempo. L’esperimento in atto, condotto su 19 persone, non è che il secondo di una serie prevista dal professore. I risultati sono stati presentati al Congresso Beyond Psychedelic Forum. Quello che sembra emergere dallo studio è una riduzione della risposta emozionale e un aumento dell’attività nelle aree cognitive del cervello. Questo potrebbe suggerire un effetto terapeutico, ma l’esperimento andrebbe testato su pazienti con problemi di ansia e depressione. Dunque occorre procedere con cautela e continuare a sperimentare. Stiamo pensando di realizzare serie di esperimenti analoghi su soggetti che utilizzino da tempo la meditazione. Sembra che la meditazione produca un miglioramento cognitivo che influenza la risposta emozionale nei soggetti”.

Sanchez durante il dottorato lavorò con le neuroimmagini su diversi temi. In particolare quello della coscienza. Secondo i ricercatori uno dei modi per studiare la coscienza è proprio attraverso le sue modificazioni. Modificazioni che possono essere indotte con stati meditativi o con l’assunzione di sostanze. Queste ultime presentano dei limiti per la scienza, poiché sono proibite.

L’Ayahuasca in Brasile presenta una breccia, poiché è autorizzata (per usi sacri e rituali n.d.r.) e addirittura il governo ne incentiva lo studio. Cosa che avviene poiché c’è l’interesse a capire cosa faccia chi la assume ritualmente. “Continuiamo la ricerca poiché le scoperte stimolano ulteriori curiosità e oggi riteniamo interessante capire cosa accade nel cervello con l’utilizzo di sostanze diverse” – dice Sanchez. Che è poi il tema del Convegno. Oggi la neuroscienza dispone della tecnologia necessaria per capire di più sull’argomento. Le sostanze psichedeliche sono un possibile strumento in più, così come può esserlo la meditazione. Questi stessi fattori sembra siano utili alla regolazione emozionale.

L’intervista integrale al prof. Tiago Arruda Sanchez qui. Nella foto il Prof. Tiago Arruda Sanchez con una delle immagini digitali prodotte dalla Risonanza.

L’articolo Ayahuasca, una sostanza psichedelica per aiutarci a comprendere le nostre coscienze proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Mauro Villone

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