Ape Social, un flop annunciato. ANIEF: le maestre d’infanzia non aderiscono

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 Il dato si evince dal tipo di domande presentate all’Inps entro lo scorso 15 luglio: sono state 66.409, un numero leggermente superiore alle aspettative, ma su cui occorre fare un’analisi: di queste domande, infatti, solo 39.777 riguardano l’Ape Social, mentre le altre (26.632) sono relative a coloro che figurano tra i lavoratori precoci, ovvero coloro che abbiano lavorato almeno 12 mesi prima dei 19 anni di età.

Complessivamente, considerando entrambe le tipologie di anticipo, solo una domanda su quattro è stata presentata dalle donne che, vale la pena ricordare, nella scuola dell’infanzia rappresentano il 99% del personale; ben 34.530 candidature alla pensione anticipata, pari al 60%, è poi rappresentato da disoccupati: dopo ci sono quasi 14mila domande presentate da invalidi o dipendenti che devono assistere parenti in stato di necessità e altre 15mila invece inviate dai lavoratori gravosi. Appena 4.164 sono quelle presentate da operatori inclusi nelle professioni usuranti ed è in questa categoria che sono collocati i maestri della scuola dell’infanzia, assieme a chi svolge lavori notturni, infermieri e altri. Quindi, verosimilmente, ad avere aderito all’Ape Social, in questa prima tornata, saranno stati alcuni centinaia di maestri, al massimo nell’ordine di un migliaio.

I motivi di questo sostanziale flop sono diversi. Prima di tutto l’Anief, che ha fornito consulenza e informazioni agli interessati, ritiene che a scoraggiare gli attuali maestri 63enni – che hanno un montante pensionistico in buona parte retributivo, quindi più pesante dei colleghi più giovani – sia stato il fatto che l’anticipo avrebbe nella gran parte dei casi vanificato l’ultimo scatto stipendiale automatico dello stipendio e quindi ridotto l’assegno pensionistico, già assottigliato per via dell’uscita anticipata; inoltre, lo stesso assegno di quiescenza si sarebbe ulteriormente ridotto perché superando i 1.500 euro al mese si sarebbero dovuti accontentare di un ammontare più basso, oltre che costretti a pagare una quota fissa per un ventennio (in qualche caso da aggiungere pure alla restituzione di una quota legata al riscatto della laurea).

Purtroppo i nostri dubbi su questo genere di agevolazione erano fondati – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -: il Governo ha voluto approvare un provvedimento tirando su troppi paletti, che alla lunga sono risultati preclusivi per l’accesso. Ora, a conti fatti, l’operazione si sta anche rivelando poco appetibile. Inoltre, di base, avere deciso di concedere l’Ape Social solo ad una parte dei docenti è stato discriminante: perché è tutto il corpo insegnante italiano ad elevato rischio burnout. La beffa è che a breve, dal 2019, quegli insegnanti si vedranno pure elevare i parametri pensionistici, visto che il Governo si sta apprestando a portare a 67 anni l’età di accesso all’assegno di vecchiaia. Poi, progressivamente, si arriverà almeno a 70 anni”.

L’Ape Social si è rivelata utile – continua il sindacalista Anief-Cisal – soprattutto per coloro che si trovano senza lavoro e senza neppure assegno di disoccupazione, anche a seguito del mancato rinnovo della cosiddetta ottava salvaguardia, scaduta ad inizio marzo 2017, rivolta a lavoratori esodati rimasti scoperti a causa della Riforma Fornero. Per il resto, per chi ha lavorato almeno 36 anni ed è giunto quasi alla pensione, il costo da pagare è risultato troppo alto. Figuriamoci, a questo punto, il livello di disinteresse che si andrà a determinare, prossimamente, per l’Ape normale, che prevede pure la restituzione di centinaia di euro al mese per vent’anni”.

Il sindacato ricorda che è sempre possibile chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico. Oltre che ulteriori servizi. Per contatti, ci si può collegare al sito internet. Per avere tutte le indicazioni necessarie è possibile anche scrivere una e-mail all’indirizzo [email protected]. Oppure chiamare al tel. 091.424272 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, mercoledì dalle ore 14.00 alle ore 18.00.

Chiedi alla struttura territoriale Anief più vicina a te un appuntamento. Visita il nostro sito www.cedan.it

PER APPROFONDIMENTI (a cura dell’Ufficio Studi Anief):

I requisiti per l’Ape sociale

L’Ape sociale prevede il compimento di 63 anni di età. I richiedenti l’ape sociale non devono essere titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. Occorre essere disoccupati (senza disoccupazione da almeno tre mesi). Per accedere all’Ape sociale bisogna inoltre possedere altri requisiti; assistere da almeno sei mesi il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo grado convivente (genitore, figlio) con handicap grave; possedere una invalidità civile di grado pari o superiore al 74%. Sono ammessi all’Ape sociale anche i dipendenti che svolgono o abbiano svolto da almeno sei anni in via continuativa una o più delle attività lavorative particolari elencate dalla norma (si va dalle attività di operaio dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici alle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni, all’operatore ecologico. È necessario comunque consultare l’elenco delle professioni coinvolte). 

Quando e come presentare domanda

La richiesta va presentata all’Inps direttamente dal sito web. I soggetti che entro il 31 dicembre 2017 si trovino o potrebbero venire a trovarsi nelle condizioni previste dalla legge devono, preliminarmente alla domanda di prestazione, presentare domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio entro il 15 luglio 2017. Coloro i quali vengano o possano trovarsi nelle predette condizioni entro il 31 dicembre 2018 devono presentare la predetta domanda entro il 31 marzo 2018.

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