Anna Fank simbolo di una speranza che non viene meno mai, quella di vivere un amore tra gli uomini che travalichi i confini di ogni paese

Quando avevo più o meno 15 anni, lessi il Diario di Anna Frank. Ricordo, come se fosse ieri, che non riuscii a staccarmi da quelle pagine fino a quando non arrivai al punto in cui il diario si interrompe, e non già perché il libro fosse finito per volontà della sua autrice, ma perché, con l’irruzione dei nazisti nel nascondiglio che aveva ospitato per lungo tempo la famiglia Frank e la famiglia Van Daan, era tragicamente svanita la speranza che la piccola Anna riuscisse a salvarsi e a vedere il mondo migliore, il mondo bello in cui lei, ancora, riusciva a pensare, a dispetto di tutta la miseria che la circondava e la tragedia che imperversava.

“Viviamo tutti con l’obiettivo di essere felici. Le nostre vite sono diverse, eppure uguali.” (Anna Frank)

Gli occhi di Anna Frank sulla copertina del mio libro sono gli occhi di una bambina. Un ricordo lontano nel tempo, ma immortale. Simbolo dell’olocausto, ma anche simbolo di una speranza che non viene meno mai, quella di vivere fratellanza e un amore tra gli uomini che travalichi i confini di ogni paese e di ogni colore, quella di demolire le barriere che ci dividono, la diffidenza, il sospetto, la paura della diversità, per giungere ad una nuova cultura costruita sui pilastri di valori trasversali, non negoziabili e universalmente riconosciuti, prima di tutto il rispetto per ogni essere vivente. Solo comprendendo che siamo parti di un affresco universale in cui i colori si fondono in maniera armonica, potremo allora sperare in una nuova era di solidarietà e comprensione.

Mai avrei immaginato, un giorno, di vedere quegli occhi lontani e tristi guardare con stupore da un manifestino utilizzato da cosiddetti e pretesi tifosi di una squadra di calcio per manifestare vieppiù il proprio odio nei confronti della squadra avversaria e dei suoi sostenitori.
In un gesto solo, un gesto odioso e terribile, sono riusciti a ad oltraggiare con cattiveria, con violenza, con estrema crudeltà, il rispetto per le vittime dell’olocausto e la memoria di un orribile passato nonché il monito che gli stessi dovrebbero rappresentare per la nostra umanità dalla memoria troppo breve, coinvolgendo tristemente nell’ennesima polemica il mondo del calcio e dello sport.

E il mio pensiero va ad un altro avvenimento di questi giorni. L’accensione del fuoco sacro ad Olimpia e la consegna del prezioso e simbolico frammento igneo al tedoforo che attraverserà tanti paesi per giungere a Pyeongchang, sede delle Olimpiadi invernali; fiaccola ardente il cui viaggio dovrebbe riportare l’attenzione di tutti gli uomini sui valori sociali ed etici trasversali dei diritti umani come la libertà, la pace, la fratellanza universale e la tolleranza veicolati dalle competizioni sportive fra atleti di tutto il mondo.

Ed invece, l’episodio allo stadio di Roma ci proietta in una dimensione diversa; in una dimensione in cui l’avversario non è più l’atleta con il quale gareggiare in maniera leale e corretta, ma un nemico da schiacciare, annientare, umiliare e, con questo obiettivo, non esitando a rievocare gesta ignobili come quella dello sterminio di milioni di vittime innocenti nei campi di concentramento nazisti.

L’episodio è veramente preoccupante sia perché protagonisti ne sono giovanissimi attori sia perché rivela, fin da quella età, una tendenza all’intolleranza, alla prevaricazione e alla violenza verso il proprio interlocutore, non solo contro un avversario sportivo, ma anche contro qualunque persona con origini e cultura e tradizioni diverse dalle nostre. Accade sempre più di frequente e ci sovvengono echi lontani, ma molto preoccupanti dell’evoluzione perversa di questi avvenimenti.

In questo scenario desolante, la soluzione non può che trovarsi nella Scuola il cui compito, nel terzo millennio, è veramente arduo soprattutto in presenza dei flussi migratori epocali che stanno interessando l’Europa. Diffondere, in maniera sempre più incisiva e fin dalla più tenera età, valori fondamentali come l’uguaglianza tra gli uomini che postula accoglienza e tolleranza, rispetto e dignità e solidarietà, è l’obiettivo principale per una educazione all’umanità, prima ancora che l’acquisizione di conoscenze e competenze.

Nelle mani dei giovani è il futuro. Facciamo che siano mani ricche di sapienza e di umanità

In quest’ottica il Coordinamento ha organizzato, unitamente alla Fondazione Robert Kennedy Italia, le Olimpiadi Digitali dei Diritti Umani che si svolgeranno il 7 dicembre in concomitanza con la ricorrenza della pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Per informazioni sulle modalità di svolgimento delle OLIMPIADI si potrà consultare il sito https://sites.google.com/view/olimpiadidigitalideidirittiuma/home.

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