Anief: Obbligo a 18 anni e riforma dei cicli, Governo malato di “annuncite”

A iniziare, qualche giorno fa, era stata la Ministra Valeria Fedeli parlando di sperimentazioni dei licei quadriennali e di progetti di riforma delle superiori, cui hanno fatto seguito le dichiarazioni di altri esponenti del Governo, che hanno invece detto di preferire la riduzione del percorso delle scuole medie. Stamane, la titolare del Miur è tornata a parlare di revisione dei cicli, definendolo un processo inevitabile: subito dopo ha però smentito, assieme alla carta stampata, anche la sua sottosegretaria all’Istruzione Angela d’Onghia, la quale si era espressa favorevolmente sull’idea di cancellare di un anno di scuola media.

 

Anief ritiene anti-costruttivo e deleterio questo modo di procedere, più vicino all’improvvisazione che alla progettualità che dovrebbe essere insita in chi gestisce le sorti di un Ministero fondamentale. I cittadini italiani, infatti, chiedono certezze e punti fermi, soprattutto per il mondo della scuola. Dove il bene più importante del Paese, i giovani, va salvaguardato, prescindendo dal Governo in carica. Invece, si continua a navigare a vista, prendendo l’Europa, a pretesto, come riferimento solo per quel che fa comodo. Facendo finta di dimenticare che la stessa Unione Europea continua a bacchettarci attraverso sentenze esemplari che ribadiscono la tesi dell’equiparazione, per via delle perenni discriminazioni attuate verso i lavoratori precari. Il tutto continua ad accadere mentre, attraverso Eurostat, la stessa Europa non manca occasione di ribadire il ritardo ingiustificabile e l’iniquità degli stipendi dei docenti italiani rispetto a quelli dei colleghi europei. Per non parlare delle ore di lavoro settimanali di lezione dei maestri e professori del vecchio Continente, decisamente più basse di quelle dei nostri.

 

Il giovane sindacato, pertanto, torna a riproporre la sua riforma dei cicli scolastici, presentata ufficialmente quest’anno a Montecitorio e a Palazzo Madama, che è giunta attraverso quel confronto vero con gli altri Paesi, supportato da studi scientifici: portare a 18 anni, anziché gli attuali 16, riprendendo il progetto avviato quasi vent’anni fa dall’allora Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, però anche anticipando di 12 mesi l’inizio della scuola primaria, con il coinvolgimento dei maestri della scuola d’infanzia. In tal modo, non si ridurrebbe la durata del percorso formativo. A dare credito a tale possibilità ci sono anche i pediatri, che reputano “giusto andare a scuola a 5 anni”.

 

È di queste ore l’intervista rilasciata all’Adnkronos dal pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta: “I nati dal primo maggio al 15 settembre, che compiranno dunque 5 anni prima dell’inizio dell’anno scolastico, – ha detto il pediatra – potrebbero tranquillamente fare il loro ingresso in prima elementare”. Aggiungendo che “del resto l’inizio della prima elementare a 6 anni non ha nessuna valenza psicopedagogica, ma si riferisce convenzionalmente alle Leggi Casati e Coppino risalenti agli anni ’50-’60 dell’800, il periodo dell’Unità d’Italia”.

 

“Ignorare certe autorevoli indicazioni – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – significa volere non ammettere l’evidenza. Oppure lavorare per un solo scopo: cancellare altre 35mila cattedre, che corrispondono al taglio che si otterrebbe eliminando un anno della secondaria. Assieme all’anticipo dell’obbligo scolastico, è ovvio che servirebbero anche altri provvedimenti. Come il ripristino dell’insegnante specialista di inglese alla primaria, che porterebbe 10mila nuovi maestri con competenze specifiche, anche in questo caso come si fa in tutta Europa, andando quindi a cancellare l’assurda norma inclusa nella Legge 169/2008 che ha eliminato la figura specializzata nell’insegnare la lingua più parlata al mondo dopo il Cinese e lo Spagnolo”.

“Allo stesso modo – continua il sindacalista Anief-Cisal – all’interno del primo ciclo scolastico va assolutamente reintrodotta la didattica per moduli, con il maestro prevalente, un maggiore tempo scuola e la compresenza di due insegnanti, in modo da fare fronte al sempre più alto numero di allievi, anche Dsa, Bes, stranieri e in generale con problemi di apprendimento. Con la nostra proposta, di anticipare la scuola a cinque anni, si risolverebbe, infine, l’annoso problema dei maestri della scuola dell’infanzia estromessi dall’ultima riforma 0-6 anni prevista dalla Legge 107/2015 e oggi – conclude Pacifico – ancora presenti in grande numero nelle graduatorie ad esaurimento e d’istituto”.

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