A quando una formazione sulla salute mentale?

salviSabato 31 maggio 2020 si è tenuta la Conferenza Nazionale per la Salute Mentale e, all’interno dello spazio virtuale che è stato aperto in occasione dell’evento, il Collettivo Percorso Psiche ha partecipato alla riflessione circa le necessità di ripensamento e di riorganizzazione dei servizi di salute mentale.

Ascoltare esperienze e proposte da chi vive e lavora da anni nel settore è stato per noi un’occasione per avvicinarci alla realtà di chi opera in salute mentale e, allo stesso tempo, ci ha dato la possibilità di sollevare le nostre riflessioni e le nostre critiche circa la formazione dei futuri operatori e delle future operatrici.

Percorso Psiche è un collettivo nato due anni fa su spinta di alcuni studenti e studentesse della Scuola di Psicologia e di Medicina dell’Università di Firenze. In vista del 40esimo anniversario della Legge 180, un gruppo di studenti e studentesse dei collettivi di Medicina e di Psicologia si ritrova con l’obiettivo di avviare un percorso di autoformazione su quello che è stato l’iter socioculturale che ha portato alla rivoluzione avvenuta – al sistema sanitario tutto e in particolare all’interno della salute mentale – nel 1978 con la Legge 180, anche detta Legge Basaglia.

Nonostante non siano tematiche affrontate e valorizzate all’interno del percorso di studi di futuri medici e psicologi, percepiamo la portata e l’importanza che il pensiero di Basaglia – insieme a quello di altri pensatori ai quali ci avviciniamo, quali Foucault e Goffman – ha avuto nel determinare una rivoluzione istituzionale, organizzativa ma soprattutto culturale e linguistica.

In seguito, il nostro collettivo ha accolto studenti e studentesse (anche laureati/e) di altri ambiti disciplinari. La nostra area di interesse si è quindi ampliata all’ambito della salute mentale in tutta la sua complessità. Cerchiamo, ove possibile, di individuare forme e residui di pratiche manicomiali ancora presenti nella nostra società, in modo da portare alla luce le forme disumanizzanti di certi approcci terapeutici. I nostri obiettivi portano avanti la rivoluzione di idee cominciata da Basaglia, di “pensiero” e di metodo, di modo che se ne perpetui il ricordo e – speriamo – l’esercizio da parte della società intera.

Il pensiero basagliano infatti si estendeva al di là della riforma psichiatrica, immaginando una medicina fatta soprattutto di sociale, strutturata in reti territoriali di servizi e di assistenza, per le quali la comunità diventa un collante fondamentale.

Il nostro progetto di autoformazione – tuttora in svolgimento – ha portato alla realizzazione di un’iniziativa a cadenza annuale all’interno dei luoghi universitari, chiamata “Il Manicomio Invisibile”. Nelle diverse sessioni, abbiamo potuto costruire un dialogo che ha unito studentiesse (e altrie partecipanti), medici, psichiatri, professori ed operatori della salute mentale, per riflettere: sulle differenze di applicazione della Legge 180 nelle diverse Regioni italiane, svelando le contraddizioni e le difficoltà che si accompagnano alla sua attuazione, sulle dinamiche di abuso di TSO, sulla contenzione meccanica e farmacologica e sul recente passaggio da OPG a REMS.

In questo ultimo periodo abbiamo ritenuto importante parlare e discutere sui fatti recenti avvenuti nelle RSA (Residenza Sanitaria Assistita) e nelle RSD (Residenza Sanitaria per Disabili), legati all’emergenza Covid-19. Questo stato di emergenza ha rimarcato le contraddizioni su cui si poggia il nostro sistema sanitario, oggi sempre più teso verso la privatizzazione, che vede la salute come profitto e non come bene comune. Le RSA e le RSD sono solo uno dei tanti esempi che ci fanno comprendere quanto possano diventare lesivi del diritto alla salute – e in questo caso addirittura fatali – luoghi di cura che non hanno come obiettivo principale l’outcome di salute, bensì il profitto. Inoltre, rileviamo, oltre ad un problema organizzativo delle strutture, anche uno di formazione degli operatori e delle operatrici.

Alcune conseguenze delle nostre riflessioni riguardano l’importanza del rapporto fra operatore/operatrice sanitario ed utente, del luogo e della sua architettura, luogo inteso in senso fisico ma anche figurativo/simbolico che permetta la cura e una vita degna di essere chiamata tale, di creare una rete (multidisciplinare) sociale territoriale che permetta l’instaurarsi di un percorso individuale per ciascun utente.

La salute, e con essa la sanità, devono poter (ri)nascere da una discussione comune e da un’articolata organizzazione dei servizi e delle strutture territoriali.

Abbiamo in diverse occasioni rimarcato la nostra insoddisfazione per una formazione nozionistica e settorializzata. Da ciò, la necessità di un percorso di autoformazione, di messa in discussione del sapere che ci viene fornito (vedi sopra) e di creazione di uno spazio di condivisione e discussione collettiva.

Per riassumere alcune delle lacune che riscontriamo quotidianamente nei percorsi di studio, in particolare di Medicina e Psicologia, notiamo che troppo di rado ci si sofferma sulla riflessione circa cosa sia la salute e quali fattori entrino in gioco nel determinarne gli esiti delle differenti pratiche terapeutiche.

Inoltre, la centralizzazione delle esperienze di tirocinio sulle strutture ospedaliere (soprattutto per gli studenti e le studentesse di Medicina) porta come conseguenza una scarsa consapevolezza – fin dai primi anni di studio – dei servizi territoriali; rileviamo perciò la necessità di un avvicinamento alla realtà concreta della pratica terapeutica e a come questa si articoli nel mondo del lavoro.

Infine, riteniamo che la cosa più importante per gli studenti e le studentesse che si formano per andare a operare nel campo della salute, ancor più della salute mentale, sia la formazione di un vero senso civico, sociale e politico, la consapevolezza di essere un cittadino/una cittadina che andrà a ricoprire un ruolo attivo nella società e che perciò sarà responsabile del suo miglioramento o peggioramento.

Il/la professionista della salute mentale non è infatti un tecnico che ripara macchine malfunzionanti, è un cittadino/una cittadina che ricopre un ruolo fondamentale nella società, un punto di riferimento per chi soffre e per la sua comunità di appartenenza (famiglia, amicizie, territorio) e deve avere perciò gli strumenti per farsi carico di questa grande responsabilità sociale in modo consapevole.

Collettivo Percorso Psiche

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Fonte forumsalutementale.it

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