5 serie che affrontano la salute mentale

cover-perceptionDi Lorenza Negri

[articolo uscito su Wired]

Da meno di un decennio il piccolo schermo ha iniziato a raccontare le patologie psichiatriche: in occasione del Panic Day, qui gli show migliori che hanno fatto dell’argomento il centro della narrazione. A cominciare da Kill Me, Heal Me, che finiva il 12 marzo di cinque anni fa

Chi l’avrebbe detto, ci sono ancora tematiche che vengono disertate nel mondo della serialità: una di queste è la malattia mentale. Al netto dei titoli sui serial killer che spettacolarizzano patologie psichiatriche gravi come la schizofrenia paranoide (quella che, per capirci, affligge il Professor Nash di A Beautiful Mind), di qualche sparuto episodio sui disturbi dissociativi della personalità e di fenomeni più comuni come lo stress post-traumatico o la depressione post-partum, l’argomento ha avuto poche occasioni di essere al centro di produzioni in modo soddisfacente, e se lo ha fatto, è stato solamente nell’arco dell’ultimo decennio. Tuttavia, una manciata di show ha fatto della malattia mentale il centro della propria narrazione in modo esemplare: scopriamo quali sono in occasione del Panic Day, giornata dedicata a chi soffre di attacchi di panico.

1. It’s Okay That’s Love (2014)

Jae-Yeol è uno scrittore di gialli e uno speaker radiofonico di successo: è attraente, sicuro di sé, accattivante e brillante. Dopo l’incontro durante una trasmissione televisiva con la psichiatra Hae-soo, diventa coinquilino della donna, affetta da sessuofobia, del suo paterno mentore e di un giovanotto che soffre della sindrome di Tourette. Man mano che la serie avanza, lo spettatore, attraverso i comprimari, realizza che Jae-Yeol soffre di schizofrenia: dapprima i segnali sono impercettibili – non riesce a dormire nel letto e ha vuoti di memoria – poi la presenza di un suo alter ego giovanile immaginario (l’impressionante Do Kyung-Soo, vero nome di D.O. della kpop band Exo) e di episodi sempre più frequenti di paranoia lo portano a un lungo e doloroso periodo di ricovero. Questo splendido k-drama è una delle pochissime serie a esplorare la malattia mentale in rapporto alla vita di tutti i giorni, passo per passo dai primi sintomi fino alla crisi, al ricovero e alle cur. Jo In-sung, attore coreano conosciuto in patria più per la sua bellezza e grazia che per il talento attoriale, lascia ammutoliti per la sensibilità e il rispetto con cui affronta il proprio personaggio.

2. Kill Me, Heal Me (2015)

Do-hyun è l’erede di una multinazionale che ha disertato i propri doveri professionali nel tentativo di nascondere alla famiglia di soffrire di Did, il disturbo dissociativo delle personalità. Do-huyn è amabile e paziente, come il suo alter ego principale, Segi, è ribelle e aggressivo. Accanto a Segi, si alternano altre personalità, tra cui un bombarolo, una liceale assatanata, un adolescente con tendenze suicide, una bambina, ognuno destinato a emergere a seconda del tipo di situazione di stress contingente di cui è vittima Do-hyun. A tratti esilarante, a volte estremamente drammatica e con un tocco di thriller, Kill Me, Heal Me è all’apparenza piuttosto scontata e debitrice degli stereotipati film americani sulle personalità multiple. Questa serie, che compie cinque anni dalla sua fine il 12 marzo, riprende la “versione” del disturbo dissociativo delle personalità messo a punto nei romanzi e nei film prima ancora che la malattia venisse definita nel 1994, secondo la quale chi ne soffre manifesta la frattura dell’io attraverso identità separate e nettamente distinte che prevedono cambiamenti decisi nell’aspetto, nella voce, nei gusti e così via. Nonostante questo, vanta anche vari pregi: oltre a un altro interprete bravissimo e camaleontico, Ji Sung, sottolinea l’importanza che ha un ambiente privo di pregiudizi nei confronti del malato mentale.

3. Homeland – Caccia alla spia (2011-2020)

Carrie Mathison è l’analista della Cia – specializzata nello sventare attacchi terroristici – protagonista di questa popolare serie spy-thriller statunitense. Carrie soffre di disturbo bipolare e, nei periodi in cui trascura di curarsi, si ritrova in balia di fasi di euforia seguite da momenti di debilitante depressione e paranoia. Nonostante il suo equilibrio mentale e la malattia non rappresentino l’argomento principale, molto spazio è lasciato, soprattutto nelle prime delle otto stagioni, alla descrizione della patologia della Mathison. Il bello di Homeland è anche quello di ritrarre la donna senza falsi pietismi, senza cercare la benevolenza del pubblico presentando un personaggio gradevole e “facile” da amare: Carrie è spietata, spinosa e difficile come lo può essere chiunque, a prescindere che sia o meno affetto da una malattia mentale.

4. Black Box (2014)

Il disturbo bipolare e le patologie psichiatriche sono al centro della narrazione di questa serie misconosciuta e sottovalutata. Catherine Black è un neurologo di enorme successo: austera, algida, sofisticata, inavvicinabile. Professionalmente impeccabile, umanamente distante. La Black nasconde un disturbo bipolare ereditario, che ha già condotto la madre al suicidio ed è in costante cura della psichiatra Hartramph, con la quale ha un rapporto a tratti conflittuale. I casi della Black formano un’esaustiva e inedita panoramica di patologie mai mostrate o trattate in televisione: oltre alla citata schizofrenia, la sindrome di Gerusalemme, la sindrome della testa che esplode, la morte del letto lesbico e la sindrome di Capgras (persuadersi che un parente stretto è stato sostituito da un impostore). Similmente, la serie Mental, incentrata sull’eccentrico psichiatra Jack Gallagher, indaga – tramite l’espediente del paziente della settimana – altre misconosciute e agghiaccianti patologie come la prosopagnosia (l’incapacità di riconoscere i volti) e il disturbo dell’identità dell’integrità corporea (che porta al desiderio ossessivo di amputarsi un arto).

5. Perception (2012-2015)

A Beautiful Mind, il seguito, praticamente. Daniel Pierce, infatti, è una sorta di Professor Nash della serialità: intelligentissimo e brillante, insegna all’università e gli è stata diagnosticata la schizofrenia dopo aver sofferto di episodi di paranoia legati a fantomatiche cospirazione internazionali e di allucinazioni in forma di personaggi immaginari. All’inizio della serie Pierce – l’Eric McCormack di Will & Grace – ha già superato la fase della diagnosi e del ricovero e vive normalmente, consapevole del proprio stato. Gli basta chiedere ogni tanto a qualche studente se il suo interlocutore è reale. Collabora con l’Fbi nella risoluzione di casi difficili, che gli riesce proprio attingendo alle allucinazioni (ovvero, manifestazioni delle vittime o di altre figure legate al caso). Perception è uno sguardo inedito sulla routine quotidiana dei pazienti psichiatrici che, come quelli non psichiatrici, vivono conoscendo e temendo i rischi di una ricaduta.

Leggi Tutto

Fonte forumsalutementale.it

Powered by WPeMatico

Facebook Comments

portaleducatori

Related Posts

Forse abbiamo rincominciato

Commenti disabilitati su Forse abbiamo rincominciato

Tempi interessanti

Commenti disabilitati su Tempi interessanti

Il sale e gli alberi. La linea curva della deistituzionalizzazione

Commenti disabilitati su Il sale e gli alberi. La linea curva della deistituzionalizzazione

Tornavo da Trieste. 3

Commenti disabilitati su Tornavo da Trieste. 3

Il selvaggio Abrahams: tra Bolaño e Basaglia

Commenti disabilitati su Il selvaggio Abrahams: tra Bolaño e Basaglia

Ritorno alle radici

Commenti disabilitati su Ritorno alle radici

Riflessioni attorno alla Legge 180

Commenti disabilitati su Riflessioni attorno alla Legge 180

La fatica di mettersi in gioco

Commenti disabilitati su La fatica di mettersi in gioco

Libri bellissimi anche per chi non si occupa di manicomi

Commenti disabilitati su Libri bellissimi anche per chi non si occupa di manicomi

Di cosa parliamo quando parliamo di taser

Commenti disabilitati su Di cosa parliamo quando parliamo di taser

Dipartimenti di Salute Mentale: l’evoluzione necessaria

Commenti disabilitati su Dipartimenti di Salute Mentale: l’evoluzione necessaria

La Regione Lazio scopre il territorio. Veramente?

Commenti disabilitati su La Regione Lazio scopre il territorio. Veramente?

Create Account



Log In Your Account



Vai alla barra degli strumenti